lunedì 21 giugno 2010

Pasolini: «Il calcio “è” un linguaggio con i suoi poeti e prosatori»


Il calcio secondo Pasolini

Pier Paolo Pasolini, che è stato una fantasiosa ala destra, si spinge addirittura oltre ciò che hanno dichiarato gli altri scrittori sopra citati:

«Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro».



Per la sua passione calcistica illimitata Pasolini assimila in modo alquanto originale il calcio a un vero e proprio linguaggio, coi suoi poeti e prosatori, e definisce il football un sistema di segni, cioè un linguaggio, che ha tutte le caratteristiche fondamentali di quello scritto-parlato:

«[...] Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato. Infatti le “parole” del linguaggio del calcio si formano esattamente come le parole del linguaggio scritto-parlato.

Ora, come si formano queste ultime? Esse si formano attraverso la cosiddetta “doppia articolazione” ossia attraverso le infinite combinazioni dei “fonemi”: che sono, in italiano, le 21 lettere dell’alfabeto. I “fonemi” sono dunque le “unità minime” della lingua scritto-parlata. Vogliamo divertirci a definire l’unità minima della lingua del calcio? Ecco: “Un uomo che usa i piedi per calciare un pallone” è tale unità minima: tale “podema” (se vogliamo continuare a divertirci).

Le infinite possibilità di combinazione dei “podemi” formano le “parole calcistiche”: e l’insieme delle “parole calcistiche” forma un discorso, regolato da vere e proprie norme sintattiche.

I “podemi” sono ventidue (circa, dunque, come i fonemi): le “parole calcistiche” sono potenzialmente infinite, perché infinite sono le possibilità di combinazione dei “podemi” (ossia, in pratica, dei passaggi del pallone tra giocatore e giocatore); la sintassi si esprime nella “partita”, che è un vero e proprio discorso drammatico. I cifratori di questo linguaggio sono i giocatori, noi, sugli spalti, siamo i decifratori: in comune dunque possediamo un codice. Chi non conosce il codice del calcio non capisce il “significato” delle sue parole (i passaggi) né il senso del suo discorso (un insieme di passaggi).

Non sono né Roland Barthes né Greimas, ma da dilettante, se volessi, potrei scrivere un saggio ben più convincente di questo accenno, sulla “lingua del calcio”. Penso, inoltre, che si potrebbe anche scrivere un bel saggio intitolato Propp applicato al calcio: perché, naturalmente, come ogni lingua, il calcio ha il suo momento puramente “strumentale” rigidamente e astrattamente regolato dal codice, e il suo momento “espressivo”.

Ho detto infatti qui sopra come ogni lingua si articoli in varie sottolingue, in possesso ciascuna di un sottocodice. Ebbene, anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo. Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico.

Per spiegarmi, darò – anticipando le conclusioni – alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un “prosatore realista”; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un “poeta realista”. Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un “poeta realista”: è un poeta un po’ maudit, extravagante. Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da “elzeviro”. Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul “Corriere della Sera”: ma è più poeta di Rivera; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti.

Si noti bene che tra la prosa e la poesia non faccio distinzione di valore; la mia è una distinzione puramente tecnica. Tuttavia intendiamoci: la letteratura italiana, specie recente, è la letteratura degli “elzeviri”: essi sono eleganti e al limite estetizzanti: il loro fondo è quasi sempre conservatore e un po’ provinciale... insomma, democristiano. Fra tutti i linguaggi che si parlano in un Paese, anche i più gergali e ostici, c’è un terreno comune: che è la “cultura” di quel Paese: la sua attualità storica.

Così, proprio per ragioni di cultura e di storia, il calcio di alcuni popoli è fondamentalmente in prosa: prosa realistica o prosa estetizzante (quest’ultimo è il caso dell’Italia): mentre il calcio di altri popoli è fondamentalmente in poesia. Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del “goal”. Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. In questo momento lo è Savoldi.

Il calcio che esprime più goals è il calcio più poetico. Anche il “dribbling” è di per sé poetico (anche se non “sempre” come l’azione del goal). Infatti il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare.

Se, entro i limiti consentiti, si può immaginare nel calcio una cosa sublime, è proprio questa. Ma non succede mai. E un sogno (che ho visto realizzato solo nei Maghi del pallone da Franco Franchi, che, sia pure a livello brado, è riuscito a essere perfettamente onirico).

Chi sono i migliori “dribblatori” del mondo e i migliori facitori di goals? I brasiliani. Dunque il loro calcio è un calcio di poesia: ed esso è infatti tutto impostato sul dribbling e sul goal. Il catenaccio e la triangolazione (che Brera chiama geometria) è un calcio di prosa: esso è infatti basato sulla sintassi, ossia sul gioco collettivo e organizzato: cioè sull’esecuzione ragionata del codice. Il suo solo momento poetico è il contropiede, con l’annesso “goal” (che, come abbiamo visto, non può che essere poetico). Insomma, il momento poetico del calcio sembra essere (come sempre) il momento indivi- dualistico (dribbling e goal; o passaggio ispirato).

Il calcio in prosa è quello del cosiddetto sistema (il calcio europeo): il suo schema è il seguente:

il “goal”, in questo schema, è affidato alla “conclusione”, possibilmente di un “poeta realistico” come Riva, ma deve derivare da una organizzazione di gioco collettivo, fondato da una serie di passaggi “geometrici” eseguiti secondo le regole del codice (Rivera in questo è perfetto: a Brera non piace perché si tratta di una perfezione un po’ estetizzante, e non realistica, come nei centrocampisti inglesi o tedeschi).

Il calcio in poesia è quello del calcio latino-americano: il suo schema è il seguente:

schema che per es- sere realizzato deve richiedere una capa- cità mostruosa di dribblare (cosa che in Europa è snobbata in nome della “prosa collettiva”): e il goal può essere inventato da chiunque e da qualunque posizione. Se dribbling e goal sono i momenti individualistici-poetici del calcio, ecco quindi che il calcio brasiliano è un calcio di poesia. Senza far distinzione di valore, ma in senso puramente tecnico, in Messico [Olimpiadi 1968] è stata la prosa estetizzante italiana a essere battuta dalla poesia brasiliana.»

Fonte: Pasolini, Saggi sulla letteratura e sull’arte, Vol. II, Meridiani Mondadori, Milano 1999

sabato 19 giugno 2010

"AVANTI FIORE: ROSSONERI PER SEMPRE"

Favoritner AC-Ankerbrot 5-1 striscione di solidarietà per noi dall'Austria, da Vienna:
"AVANTI FIORE: ROSSONERI PER SEMPRE"
grazie Ultras Favac!!!

giovedì 17 giugno 2010

I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone

«I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone
sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente:
ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato
lo “Stukas”: ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita.
Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna
era il Bologna più potente
della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni
e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Pagotto.
Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone
(Reguzzoni è stato un po’ ripreso da Pascutti).
Che domeniche allo stadio Comunale!».

Pier Paolo Pasolini

martedì 15 giugno 2010

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra della nostra società"

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra della nostra società"
Pier Paolo Pasolini, 2 Novembre 1975


Pier Paolo Pasolini è stato poeta, regista, scrittore, pittore... e calciatore. La sua carriera calcistica non è l'eredità più grande che ci abbia lasciato. Tuttavia il suo amore per il calcio dice abbastanza circa la sua convinzione che la cultura popolare fosse un terreno di lotta politica per dare voce ai diseredati. Giocò a calcio dapprima a Casarsa, la città del Friuli in cui nacque sua madre e dove lui stesso soggiornò per lunghi periodi della sua vita - all'inizio degli anni Quaranta mentre cominciava a scrivere le prime poesie. È qui che diede il meglio di sé come centrocampista per la squadra locale. Gli anni da calciatore furono turbolenti, non certo privi di controversie, e hanno lasciato alla gente di Casarsa diversi ricordi.

L’amore di Pasolini per il gioco del calcio e la sua conoscenza tecnica di giocatori, schemi, stili e tattiche sono noti. Ogni occasione era opportuna per praticare il suo gioco preferito, soprattutto sui campetti delle periferie romane e non, negli intervalli di lavorazione dei suoi film o appena aveva tempo disponibile.

«In Italia c'è un'eredità nobile nel rapporto tra poesia, letteratura e calcio. Penso ad uno come Pasolini. Non c'è niente che spieghi Pasolini quanto il suo modo di giocare a pallone. Io l'ho conosciuto a Roma, a Porta Portese, su un campo il cui fondo era di carbon fossile». [Intervista di Lorenzo D’Alò ad Adriano Sofri.]

Ricordi e immagini

Daniele Serra, uno tra i primissimi visitatori di pasolini.net ["Pagine corsare", il sito web che ho creato nel 1997] ha così ricordato il “poeta-calciatore”:

«[...] io l'ho conosciuto di persona quando insieme a Sergio e Franco Citti, a Ninetto Davoli e altri veniva nella borgata romana in cui sono cresciuto a giocare a calcio (sport da lui molto amato e praticato) contro la mia squadretta di allora e di lui ricordo la sua immensa gentilezza e il suo essere "normale" in mezzo a noi "pischelli de borgata". Nonostante fosse già allora un famoso regista e quindi, secondo i canoni dello star system avrebbe dovuto frequentare ben altri siti che non i campetti di periferia.

Quando non vedeva qualcuno di noi sul campo, ricordandosi sempre il nome dell'assente, si preoccupava di sapere se il tale o il talatro avesse dei problemi e/o avesse bisogno di aiuto. Lui amava molto stare con noi e in un certo senso ci faceva sentire diversi da quello che eravamo, e quando parlava con noi (sebbene non dicesse mai cose semplici o tantomeno banali) lo faceva semplicemente, senza farci pesare la sua enorme cultura.

Non posso esprimere alcun giudizio sulle sue poesie perché, devo ammetterlo, la poesia non è il mio forte né il mio genere preferito, però il giudizio che posso esprimere sui suoi film non può che essere entusiastico. Quando rivedo film come Accattone o Uccellacci e uccellini, mi sembra di ritornare a quei tempi e rivivo le stesse emozioni che vivevo allora. Con la sua scomparsa è scomparso anche un pezzo del mio mondo [...]».

Scrive Giovanni Santucci in Calcio e letteratura: lo sport di Pasolini:

«Una tra le più belle fotografie di Pasolini lo ritrae in strada. Dietro di lui un marciapiede non fi- nito, solo un gradino di marmo e, oltre, un cumulo di erba e terra. Segni di quella Italia dalla edilizia affaccendata e fret- tolosa, di una modernità sbrigativa e inconcludente. È una giornata di sole e Pasolini è vestito di tutto punto, indossa un abito scuro e le scarpe di cuoio, la cravatta e il pullover sotto la giacca. Nonostante l’abbigliamento, con l’interno del piede destro controlla un pallone, la gamba e il busto formano una sola linea assai inclinata, tutto il peso sull’altra gamba flessa e ben piantata a terra. I pugni sono stretti e le braccia larghe, tese come ali alla ricerca dell’equilibrio; lo sguardo fisso a terra sul suo gesto tecnico, concentratissimo come in una quantità di altre fotografie scattate sui campi da gioco. Dovrebbe esserci un’incongruenza tra quel vestito e l’impegno sportivo, tra quel vestito e il “gioco“: sulle gambe i pantaloni si agitano in mille pieghe, sbalzati da cunei di ombra e luce, le code della giacca si aprono come un mantello e sventolano scomposte dietro la schiena. Invece tutto è naturale, in quella foto, la posa e lo sguardo, l’abito e la strada. È la fotografia più bella del Pasolini calciatore perché il calcio al pallone è in essa un gesto di libertà e di gioia. A indovinare dall’esterno, non si direbbe neppure una partita vera e propria, con tutta probabilità si trattava piuttosto di un incontro non prestabilito: una di quelle occasioni offerte dal caso in mezzo alla strada che lo scrittore aveva accolto di buon grado, unendosi, com’era solito fare, a quelle situazioni in cui non si contrasta e non si segnano dei goal, ma si fa semplicemente volare e correre il pallone, si prova qualche finezza, si urla e si ride mentre la palla l’hanno gli altri. Pasolini si prende la libertà di sporcarsi e di sudare quando non dovrebbe, di rovinare i suoi vestiti e magari di dimenticarsi di qualche appuntamento. Di sicuro quel mattino annodandosi la cravatta non prevedeva questa piccola occasione per scalmanarsi, ma quando essa si è presentata non ha avuto bisogno di prepararsi o cambiarsi, e neppure di togliersi la giacca. Ha chiamato, ha detto - passamela! - e via. È il modo di essere libero e tipico del bambino, che può correre senza remore dietro al pallone anche fuori della chiesa, dopo la prima comunione, con il vestito della festa e i mocassini, perché a vedere una palla che salta e rotola non si può star lì a guardare. Oltre i quindici o sedici anni, la vita attenta e pulita opprime, nega la possibilità di un simile divertimento, così estemporaneo e “anarchico”, e vedere il poeta in cravatta che gioca per strada a trenta e a quarant’anni mette addosso una qualche malinconia. Altra foto [lo scatto è di Federico Garolla]. Lo scrittore è col pallone tra i piedi sopra una pezza d’erba. Stavolta ha intorno parecchi ragazzi scamiciati. Ancora quella condizione libera, a profusione continua e quasi magmatica, del gioco del pallone, che nella periferia romana riempie le strade e i pomeriggi, tutti gli spiazzi i prati secchi e le comitive. Tra Pietralata e Monteverde imbattersi in una “partitella“ doveva essere cosa abituale e Pasolini partecipava, secondo la testimonianza di Ninetto Davoli [“Ogni volta che sentivamo il rumore di un pallone ci fermavamo e cominciavamo a giocare”], sempre volentieri e con un’accensione di entusiasmo, una sorta di piacevole impellenza alla quale era ben facile arrendersi. In borgata il calcio è continua “improvvisazione“, qualche passaggio e qualche corsa, strilli risate e parolacce. Chiunque arriva può aggregarsi. Schiamazzi e polverone sono un basso continuo, sonoro e figurativo; tra sterri e immondizie, nel paesaggio urbano in costruzione di “case non ancora finite e già in rovina” c’è sempre un circolo di giovani o uno sciame di ragazzini che si riversa negli spazi desolati rincorrendo una palla [...]» [da un articolo sulla rivista "Storie"].

«[...] quando i ragazzini s’erano ormai stufati di giocare, un sabato, alcuni giovanotti più anziani si misero sotto la porta col pallone tra i piedi. Formarono un cerchio e cominciarono a fare del palleggio, colpendo la palla col collo del piede, in modo da farla scorrere raso terra, senza effetto, con dei bei colpetti secchi. Dopo un po’ erano tutti bagnati di sudore, ma non si volevano togliere le giacche della festa o i maglioni di lana azzurra con le strisce nere o gialle, a causa dell’aria tutta casuale e scherzosa con cui s’erano messi a giocare[…] [...] Tra i passaggi e gli stop si facevano due chiacchiere. “Ammazzete quanto sei moscio oggi, Alvà!” gridò un moro, coi capelli infracicati di brillantina. “‘E donne”, disse poi, facendo una rovesciata. “Vaffan...”, gli rispose Alvaro, con la sua faccia piena d’ossa [...] Cercò di fare una finezza colpendo il pallone di tacco, ma fece un liscio, e il pallone rotolò lontano verso il Riccetto e gli altri che se ne stavano sbragati sull’erba zozza. Allora il roscetto si alzò e senza fretta rilanciò il pallone verso i giovanotti. [...]». [Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita, Garzanti, Milano 1955]

16 marzo 1975: “Novecento” vs. “Centoventi”

Primavera 1975. Pasolini si è stabilito con la sua troupe all’albergo San Lorenzo di Mantova. In quella provincia, nella villa di Pontemerlano di Roncoferrato, si svolgono le riprese di Salò o le centoventi giornate di Sodoma, il suo ultimo film. Un viaggio all’Inferno, al più basso fondo del male, che ogni spettatore si porterà dietro per sempre, niente a che fare con la normale visione di un film, un’esperienza invece tragica e irreversibile, tanto autentica da essere definitiva. Poco lontano, nei dintorni della sua città natale, Parma, Bernardo Bertolucci attende alla regia di Novecento.

Il 16 marzo, giorno del compleanno di Bertolucci, su entrambi i set le riprese sono sospese, per lasciare la possibilità, alle due com- pagnie, di allestire ciascuna la propria rappresentativa calci- stica. “Novecento“ contro “Centoventi“, dunque. La sfida è l’atteso evento intorno al quale ruotano i festeg- giamenti in onore del regista parmigiano. Qualcuno avanza l’ipotesi che, dietro l’organizzazione della gara, ci sia l’intento di ristabilire la pace dopo un’incomprensione, difficile a dirsi se vera o presunta, tra i due registi, a causa di alcune critiche mosse da Pasolini e male accolte dal suo vecchio assistente alla regia.

Luogo deputato all’incontro è il campo della Cittadella, poco distante dal Tardini e ancor oggi sede degli allenamenti del Parma - all’epoca in serie B. Il festeggiato non scende in campo, si limita a parteggiare per i propri colleghi dalla tribuna; Pasolini, inutile dirlo, per nulla al mondo avrebbe perso l’occasione di prendere parte a quella partita; nel ruolo di ala, come di consueto. Si stringe al braccio la fascia di capitano, e con tutta probabilità è proprio lui a imporre ai suoi le casacche rosso-blu del Bologna.

La funzione dell’arbitro viene spartita e assolta, in ciascuno dei due tempi, da un direttore di gara differente: il primo, se così si può dire, di estrazione “Centoventi“, l’altro “Novecento“. “... quanto alla squadra di Bertolucci le divise erano opera fantastica della costumista di Novecento (un lavoretto in più, da aggiungere ai circa quattromila costumi già elaborati per il film) Gitte Magrini: maglie viola copiativo con le cifre 900 in giallo verticale, calzettoni a strisce multicolori destinati a sviluppare, per il gioco di gambe, un effetto caleidoscopico (e psichedelico) tale da rendere difficile l’individuazione del pallone ai rivali”.

Così la cronaca apparsa su “ La Gazzetta di Parma” qualche giorno dopo la partita, resoconto aperto da un titolo incentrato proprio sulle fogge inusuali delle uniformi sportive ideate dalla Magrini: Bertolucci batte Pasolini (5-2) grazie ai calzettoni psichedelici. Il risultato parla chiaro sull’andamento dell’incontro, qualche equivoco nasce invece dalle ricostruzioni a posteriori, in particolare dalla memoria di Bertolucci che riferisce di un 19 a 13 e di un Pasolini che abbandona il campo stizzito per non essere stato coinvolto nel gioco dai compagni più bravi di lui.

A portare un chiarimento è la testimonianza di Ugo Chessari, una delle vittime in Salò, reduce, quanto a esperienza calcistica, da una militanza nel settore giovanile della Lazio non molto tempo addietro. Il suo ricordo travalica l’occasione singola e si diffonde sul ruolo egemonico del pallone come svago durante le pause di lavorazione del film, forse una sorta di esorcismo contro la martellante crudeltà delle scene che si rappresentavano: “Si arrabbiò: è vero. E lasciò il campo perché era fatto così, era una sua caratteristica diciamo negativa: ci teneva troppo. Lui non ci stava a perdere, era un intenditore di calcio: la prendeva con serietà, mentre Ninetto Davoli, per esempio, s’ammazzava dalle risate. Tra di noi c’erano cinque-sei giocatori buoni, il resto soltanto molta voglia. Fu un’esperienza bellissima quella di Salò, il pallone non mancava mai, a volte si saltava il pranzo per giocare”. [” La Gazzetta di Parma”, 20 marzo 1975]

Le lettere e le corse di “Stukas”: il calcio ufficiale

Ne parlava il poeta Giovanni Giudici qualche mese fa, in un convegno sul tema della Malinconia in svolgimento al Teatro Argentina di Roma, dove nel pomeriggio avrebbe dovuto leggere una scelta di suoi versi. Si era presentato sul palco inaspettatamente a fine mattinata, aiutato dalla moglie e da qualche zelante spettatore per salire quei pochi scalini che separano il palco stesso dalla platea, e là sopra, con la noncuranza del vecchio simpatico al quale tutti ormai tributano l’autorità di maestro, e che perciò può infischiarsene del tono altero e un po’ trombonesco dei relatori, una volta là sul palco ricordò, lui tifoso del Genoa, l’amico Vittorio Sereni, di nota fede interista. E di preciso raccontò una domenica di nebbia trascorsa assieme allo stadio Meazza, per assistere a una partita senza storia disputata appunto tra Inter e Genoa. Anni dopo quel campo avvolto di nebbia sarebbe entrato in alcuni versi di Giudici, per un malinconico ricordo dell’amico da poco scomparso.

Tutti conoscevano la passione di Sereni per l’Inter, come del resto tutti erano al corrente dell’altrettanto coriacea fede di Pasolini nel suo Bologna. Di frequente considerazioni, chiacchiere e sfottò calcistici entravano nella corrispondenza tra i due, laddove i più ingenui immaginerebbero invece, in uno scambio epistolare tra due poeti, solamente discussioni letterarie o toni seriosi. Pasolini ormai stabilmente a Roma, Sereni come sempre a Milano, frequentano abitualmente gli stadi delle rispettive città:

«Dunque... io sono tifoso e tutte le domeniche vado all’Olimpico di Roma; sono, naturalmente, tifoso del Bologna, essendo Bologna la mia città natale. Per quanto riguarda il tifo in genere, io penso che esso sia inscindibile dallo sport...» [Paese Sera”, 23 marzo 1956].

La piacevole consuetudine di frequentare gli stadi Pasolini la condivide con Giorgio Bassani, ferrarese - seppur non di nascita - e tifoso della Spal, e con Mario Soldati, juventino. È del tutto ovvio che, laddove se ne offra l’occasione, Pasolini non disdegni di assistere a partite di calcio anche in altri stadi, al di fuori della sua città adottiva:

«L’ultima partita a cui ho assistito, è stata la partita tra il Torino e l’Inter, due o tre domeniche fa. Ci sono andato in una grigia giornata torinese con Mario Soldati. Ha vinto il Torino (per cui, in quell’occasione tenevo, pur con gran sforzo: perché la... classe - sì, lo ripeto, questa orrenda parola, la “classe”- dell’Inter mi affascinava - anche se si è manifestata, e a frammenti, solo nel primo tempo: specie attraverso Corso (“classe” non vuol dire sempre simpatia: essa è come la grazia: crudele). Quella domenica, il Bologna ha perso (ho l’impressione, immeritatamente, con la Roma di Herrera) per due a uno. Che dolore! Che dolore!» [Pier Paolo Pasolini, Il Caos, a cura di G.C. Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1979].

La passione di Pasolini per il Bologna non conoscerà mai alcun calo di intensità, quasi che la lontananza, la rarità di poter ammirare la propria squadra dal vivo, acuisse in lui l’attaccamento a quella maglia, anziché smorzarlo. Gioie e arrabbiature per i risultati dei rossoblu sono ovviamente più vive o cocenti nelle ghiotte occasioni in cui il Bologna scende a Roma per disputare una gara in trasferta. In proposito si può leggere una testimonianza dell’amico Franco Citti:

«Era un grande tifoso del Bologna. Una volta sola l’ho visto incazzato davvero. È stato quando andammo all’Olimpico a vedere Roma-Bologna e la sua squadra perse 4 a 1. La febbre del calcio, comunque, che forse non era riuscito a consumare al punto giusto quando da piccolo viveva in Friuli, non riusciva proprio a togliersela». [Franco Citti, Vita di un ragazzo di vita, SugarCo, Milano 1992].

Nella condivisione di euforie e tristezze collegate alle vicende calcistiche bolognesi, Pasolini ha un fedele alleato in Paolo Volponi. La comune passione sportiva si insinua nella corrispondenza tra i due con accenti particolarmente divertenti, che vale la pena di ricordare da un paio di lettere scritte da Volponi, entrambe nel ‘57:

«Ma sappi che tengo per te come per Coppi e per il Bologna»

e dopo la vittoria dell’amico al Premio Viareggio dello stesso anno, l’invito, affettuoso e ottimistico, fu quello di tenere

«una parte del milione da spendere in partite, giacché quest’anno seguiremo felici i trionfi del Bologna: che belle domeniche pomeriggio con i risultati sicuri nei tabellini dei caffè, con la Roma travolta...».

Lo stesso Volponi è di solito chiamato in causa al fianco di Pasolini quale accanito rappresentante del fronte del tifo bolognese, in particolare nelle poche righe che Pasolini stesso scambiò con Vittorio Sereni nel ‘54, a cavallo di un Inter-Bologna disputato una domenica di novembre di quell’anno:

«Roma, 12 novembre 1954 - Caro Sereni, [...] Intanto ti avverto che domenica il mio cuore è a Milano, insieme a quello grassoccio di Volponi: tutti e due a palpitare fino sull’orlo della trombosi. E mi dispiace che la gioia nostra sarà la tua disfatta... Pier Paolo Pasolini».

«Milano, 15 novembre 1954 - [...] Tanti affettuosi saluti, Tuo Sereni che non sapeva, badate, dell’esistenza d’un formidabile alleato al vostro San Petronio, San Gregorio, il più formidabile di tutti. Comunque, come Teodorico morente vedeva Severino Boezio, ieri ho visto al 90° sul cielo di San Siro effondersi il tuo ghigno e il serafico sorriso di quel volpone di Volponi.»

Soltanto un paio d’anni dopo Sereni avrà occasione per una vendetta, e non se la lascerà sfuggire, infierendo con ironia amichevole e pungente su un Bologna quindicesimo in classifica, dall’alto di un secondo posto dell’Inter inseguitore in vetta del Milan. La lettera è del 4 dicembre 1956:



«Ho bisogno di riprendere in mano certe cose interrotte e il mio lavoro, in queste condizioni, sarà sempre precario. Sicché ci vorrà del tempo prima che io sia convinto di pubblicare qualcosa in modo non clandestino: almeno il tempo che occorrerà al Bologna per risalire dalle attuali bassure (e campa cavallo, come vedi)».

Le domeniche pomeriggio allo stadio resteranno sempre per Pasolini un patrimonio da difendere:

«Ma, strano a dirsi, tutto è cambiato in questi trent’anni. Mi ricordo di quel tempo come se fosse il tempo di un morto; tutto è cambiato, ma le domeniche agli stadi, sono rimaste identiche. Me ne chiedo il perché...» [Il Caos, cit.].

La volontà tenace e ingenua di restare attaccato a quel nodo di vitalità autentica - a quel linguaggio fisico, muscolare e tecnico che, forse per esser tale, si era per miracolo conservato -, sta probabilmente al fondo della serietà e dell’impegno che, a giudicare dalle numerose e concordi testimonianze, Pasolini metteva sempre sul campo. Non era di certo nel suo costume lesinare sulla carica agonistica o sull’attenzione per la tattica; il fatto è che ci teneva fin troppo, e questo lo portava a volte fino alla rabbia. La rabbia triste di chi si accorge che, attorno al pallone che salta e rotola, si conserva quel poco di amicizia e di gioia concessi; il gioco, l’unico fantasma salterino al quale affidarsi ogni tanto, sebbene sperperato dimesso e umiliato dalla maturità. Era questa ultima rimanenza che il veloce Stukas inseguiva forse sulla fascia, e contro l’irritante inconsistenza del fantasma raddoppiava l’aggressività degli scatti, opponeva gli sguardi fissi, il sudore e la voglia, una concentrazione tanto seria da sembrare a qualcuno perfino eccessiva, a chi avesse dimenticato la cosa perduta: [...] Io, su questo, sono rimasto all’idealismo liceale, quando giocare al pallone era la cosa più bella del mondo. [”Il Giorno”, 14 luglio 1963]

domenica 13 giugno 2010

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

FIORENZUOLA-Caratese 0-2 finale di ritorno play-out, 6 giugno 2010
Foto Andrea Trangone

giovedì 10 giugno 2010

GRAZIE A DIO NON SON NATO BORGHIGIANO! ...E PRANZANO!

ANCHE LA FOTO DIii?!?!
CE CHI FA FESTA IN QUESTO MOMENTO, C'E' CHI GIOISCE PER LA NOSTRA DISGRAZIA ...E' GIUSTO. NEL CALCIO CI STA.
OGGI, DAL SITO del FIDENZA CALCIO: "RUMORS! E così anche il Fiorenzuola sarà dei "nostri" (da notare le virgolette).. torna uno dei derby più accesi e sentiti del panorama dilettantistico
...sarà?!? ...ma per NOI tornare in quel bugigattolo del Dario Ballotta, ad affrontare ASINI è una cosa veramente umiliante..

Abbassarsi, confrontarsi con realtà nulle, senza seguito, inette, dove si spende e si spande per l'orgoglio, la passione di chi? di sponsor, presidenti e basta.
...Abbiamo sbagliato, siamo scivolati giù... MA NON CE LO MERITIAMO.. FIORENZUOLA NON LO MERITA ..siamo ancora in tempo! siamo ancora in tempo cazzo!

domenica 6 giugno 2010

PLAY-OUT: FIORENZUOLA-Caratese 0-2, RETROCESSIONE in ECCELLENZA

E’ FINITA. E’ FINITA MALE. E‘ FINITA CON LA RETROCESSIONE E DOPO SOLI DUE ANNI DI PERMANENZA SALUTIAMO AFFRANTI LA NOSTRA SERIE A.
Fiorenzuola-Caratese 0-2, epilogo drammatico di una stagione difficile, tribolata. Finale di una storia commossa fatta di sofferenze, errori, rimpianti per quel mese di aprile scellerato.
Faccio un passo indietro. Venerdì 4 giugno ..antivigilia della gara di ritorno dello SPAREGGIO-SALVEZZA .. esce tutto il diavolo che c’è in me: giro di telefonate, tiro su un agguerrita ciospa di deragliati-drogati-robbosi di fede rossonera e si va a non far allenare e a non far dormire gli avversari in ritiro a Roveleto. Gesto sconsiderato e da condannare (?) da tifoserie della Bass’Italia o comprensibile folle gesto d’amore per una squadra che si gioca le sorte di un intero campionato e forse del futuro in ’90 minuti? Perché no? …ma dai lasciamo perdere, fair-play per favore.. vinciamo sul campo perchè se i nostri ragazzi ci credono, danno tutto contro loro che non sono nessuno (come noi) ce la facciamo. E allora sto schisso-schisso fino a domenica ..speranzoso di eslodere di gioia al termine della battagial. Deliro (estro) e follia di un tifoso appassionato. Storia di pensieri che ti frullano nella testa per settimane. Storia di notti insonni di inizio estate per tifosi che hanno dato tutto. Uno spareggio ti porta a vivere sensazioni, momenti che solo forse un derby ti può regalare. Ho fatto il bravo, lo sportivo e alla fine…
Domenica 6 giugno. Il grande giorno. Ore 11 smetto di pensare alla figa. Un caldo della madosca, sale sempre di più la tensione… ore 14 arriva la squadra al campo …ore 15 il parcheggio dello stadio è quasi pieno. Come da previsione, sono tanti i sostenitori rossoneri accorsi al capezzale del Fiorenzuola per l’ultima battaglia. Quella decisiva. Circa 800 spettatori (media campionato: 300 si e no) hanno affollato gli spalti del Comunale in una domenica afosa. Ci sono anche capitan Melotti, Ciceri, Dragoni, Cozzi, Gavazzi, addirittura Cristiano Scazzola con famiglia.. gente che ha scritto storia calcistica a Fiorenzuola e che non sono voluti mancare all’appuntamento per SALVARE IL FIORENZUOLA. Il ritorno di tanti tifosi di vecchia data a dare manforte agli ultras. Il bandierone a strisce rossonere calato al centro della gradinata, gli striscioni, le bandiere, la grande fumogenata non andata in scena causa il ritorno dei controlli delle forze dell’ordine allo stadio Comunale. 30° gradi sotto il sole. Il cemento che scotta sotto i nostri pedi. Quarantenni tornati ultras per noi e per voi. I nostri cori tornati a rimbombare forte. Il tifo caldo, appassionato e incessante consapevoli e convinzioni che ce l’avremo fatta. La voglia matta di fare festa di tutti noi, di compiere il Miracolo. Per una volta, l’ultima, mi avete reso orgoglioso di essere fiorenzuolano, di tifare per la gloriosa squadra della mia città (GRAZIE!). Stavolta tutti, ma veramente tutti non solo la DecinaUltras rapiti per da una fede. Rapiti da una grande passione. … Non è bastato.
Ahimè. A calcio si gioca 11 contro 11.. Contassero passione e tifo.. In campo era sufficiente bissare un pareggio ma si era detto GIOCHIAMO PER VINCERLA QUESTA PARTITA E INVECE... Siamo sempre stati scaramantici e superstiziosi all’inverosimile e per la partita più importante, per una manciata di euro ci presentiamo in campo con la casacca della disfatta di Caravaggio… questa maglia è bellissima ma cazzo proprio oggi …Io non sono scaramantico e considero dei poverini quelli che lo sono ..a volte però un poco ci credo.. Riflettere. GIOCHIAMO PER VINCERLA QUESTA PARTITA E INVECE... Il Fiorenzuola di Gottardo parte bene poi decide di barricarsi troppo presto nella propria metà campo. Di difendere il pari, di contenere una Caratese che ha ancora tanta benzina nelle gambe. Colpi bassi, agonismo e interventi duri… Quelli di Ottolina corrono picchiano e corrono all’impazzata sembrano dopati.. 0-1… 0-2 ..E’ FINITA.
Ricordo 12 anni fa le maglie rossonere di Luca Toni e Micciola strattonate con vigore allungarsi di due metri, ostruzionismo e interveti da galera sulle caviglie dei nostri giocatori da parte del capitano della squadra avversaria. A fine gare le lacrime dei tifosi fiorenzuolani, le lacrime del compianto Guarnieri. 15 maggio 1998. Fiorenzuola-Como 0-1, al Comunale la festa è azzurra in campo e sugli spalti come ieri ..i lariani si salvano, noi retrocediamo in C2 ..da lì è iniziata la nostra fine. Nel giorno della nostra retrocessione in Eccellenza c’è ancora Iui al Comunale l’ex capitano del Como di allora: quel macellaio di Alfredo Ottolina tecnico della Caratese, l'AntiCalcio in persona vituperato per tutto l’incontro dai fiorenzuolani. Quello di ieri è il tuo Calcio di oggi ..caro Ottolina i pesanti insulti di ieri te li sei meritati tutti.
Sia ben chiaro : Retrocediamo non per merito dei nostri avversari ma per demerito nostro. Il Fiorenzuola delle tante scommesse ha fallito. Perché nel momento decisivo del campionato il Fiorenzuola è sparito. Mettici anche la sfortuna che ci ha perseguitati per tutta la stagione, ma la sorella fortuna si sa aiuta sempre di più gli audaci. La superficialità, la mancanza di carattere e perosonalità. Gli errori di mercato della società con elementi non all’altezza chiamati a garantire un apporto determinante che alla fine non hanno saputo dare, la patacca Adolfo Speranza. Della stagione 2009-10 rimarranno il ricordo dell’abnegazione di alcuni, della maglia strasudata (e onorata) di capitan Orrù, delle lacrime di Paolo Passera quando calò il sipario, dei miracoli di Matteo Anelli, di “bomber serate”, di “bomber mojito” come lo chiamano nella sua città, un attaccante che per sacrificio, professionalità, quantità e qualità entra di prepotanza nella storia dei grandi attaccanti che hanno vestito la maglia del glorioso Fiorenzuola. Alessandro Chiurato come Talignani, come Giovanni Rossi, come Claudio Clementi, come Stefano Pompini.
Da oggi siamo in Eccellenza. Dopo soli due anni di serie D. Storia commossa di un decennio straziante. Questa è la quarta retrocessione in 10 anni. Riflettere… Solo due anni fa tornavamo a stra-festeggiare una promozione con il ritorno in serie D.. la farsa play-off della passata stagione la RETROCESSIONE OGGI. Ripartire per l’ennesima volta da capo. Brutto colpo.
Oggi è già il 7 giugno.. che futuro abbiamo davanti? ..certezze? progetti? Un estate con buone notizie per riaccendere l’entusiasmo, per non smarrirci nell’oblio.. o un’estate straziante come quella del 2009? Non abbiamo mai preteso la luna …Ma cosa abbiamo fatto di male NOI per meritarci tutto questo? CHE NE SARA' DEL FIORENZUOLA??? CHE NE SARA' DI NOI???
Oggi sul giornale leggo: “Valuteremo l’ipotesi di fare domanda di ripescaggio… ” …Valuteremo.. valuteremo... Io penso già di avere capito cosa ci aspetta.
Qualcosa deve cambiare…cazzo! Qualcosa deve cambiare. Povera Fiorenzuola. Poveri noi.
CI VEDIAMO A SETTEMBRE. FORSE.
ultrasfiorenzuola@libero.it


Tensione in tribuna..

FIORENZUOLA-Caratese 0-2
FIORENZUOLA: Anelli, Biolchi (38’ Sicuro, 60’ Cavanna), Peri, Ramundo, Passera, Carlini, Orru (77’ Rosi), Losi, Dattaro, Chiurato, Vojkic. All. Gottardo
CARATESE: Menegon, Gallo, De Angeli, Folcia, Bugno (30’ Dinardo), Sardina, Mantegazza, Galluccio (55’ Romano), Aliotta, Graziano (90’ Bernareggi), Bosio. All. Ottolina (SCHIFOSO)
ARBITRO: Manganiello di Pinerolo
MARCATORI: 76’ rig. Aliotta, 92’ Romano
ESPULSI: 80’ Carlini (F) per doppia ammonizione
AMMONITI: Biolchi, Orru, Ramundo (F), Sardina, Galluccio, Graziano (C).
Le lacrime di Paolo Passera consolato dai compagni

Lo sconforto di mister Natalino Gottardo
Laura Riva, la vulcanica presidentessa della Caratese consola un aficionado rossonero

PROPRIO NELL'ANNO DEL VENTENNALE ..SIAMO A TERRA... CHE NE SARA' DI NOI.. ???

AMARCORD: GIUGNO 1995 ANTICAMERA DEL PARADISO:

http://www.youtube.com/watch?v=9DjHPCaS7O4

GRAZIE A TUTTI I FIORENZUOLANI TORNATI IERI ALLO STADIO...

lunedì 31 maggio 2010

PLAY-OUT, Caratese-FIORENZUOLA 3-3 Zane, Rosi, Carlini

Non parlo... Non parlo perchè bisogna attendere ancora una settimana per aprire bocca. Altri ’90 minuti di grande sofferenza, di grande pathos DOMENICA PROSSIMA.
DOMENICA 6 GIUGNO AL COMUNALE GARA DI RITORNO SPEREGGIO-SALVEZZA: Fiorenzuola-Caratese.
PER CENTRARE L’IMPRESA, IL GRANDE MIRACOLO. PER SALVARE IL LAVORO DI UNA STAGIONE INTERA.. QUALCUNO HA DETTO: PER SALVARE LE SORTI SOCIETARIE DELLA GLORIOSA UNIONE SPORTIVA FIORENZUOLA CALCIO 1922. SFIDA DURISSIMA, ANCORA PIU’ DURA DI IERI. DOMENICA 6 GIUGNO, CON UNA VOGLIA IRRESISTIBILE DI ROSSONERO, IL CUORE GONFIO DI PASSIONE, LA SCIARPA ROSSONERA AL COLLO. TUTTI IN GRADINATA! TUTTI ALLO STADIO! RITROVO ORE 15.
I commenti al 3-3 in rimonta e in inferiorità numerica di ieri li farò lunedì prossimo perché non ne ho voglia e sono incazzato per il poco seguito di tifosi fiorenzuolani in terra brianzola. Venite allo stadio a vedere la partita /sostenere il Fiore o se no vi attaccate…! Racconterò questa partita lunedì prossimo anche perché adesso come adesso questo risultato non vale un fico secco ma può diventarlo domenica prossima, ora non vale un emerito cazzo.
Domenica 30 maggio. Appelli su appelli in settimana, sfida importantissima per il futuro della squadra della città, solo 120 km da percorrere, un pullman e tante auto a disposizione. Per la PARTITA DELLA VITA, importante a mio avviso QUASI QUANTO LO SPAREGGIO DI BOLOGNA del giugno 1995 ci ritroviamo solo in una settantina nel settore ospiti dello stadio di Carate Brianza. Da Fiorenzuola era partito un pullman carico in gran parte dei soliti robbosi di fede rossonera, dei soliti deragliati della domenica. Destinazione: ULTIMA SPIAGGIA per RIMANERE NELLA NOSTRA SERIE A!
A) Domenica 30 maggio, Quotidiano LIBERTA’, la prima testata giornalistica di Piacenza e Provincia. Per leggere le ultime sulla seconda squadra di calcio della provincia impegnata in uno spareggio di "SERIE D" devo andare quasi nelle pagine dei morti.. ("E MORTI SARETE VOI!") 1/5 di ultima pagina dedicata ai rossoneri che si giocano una stagione intera ai play-out, nessun appello, nessun incitamento a seguire il Fiore. E’ cazzo... c’era da dare spazio all’ "Extra-coach, Extra-player" (??????) ma poi scrivete in italiano che si capisce che siamo tutti provincialotti ignorantucoli da noi, vino, coppa, salame e oro rosso: coltivatori di tomate (pomodori)… Il Fiore in spazio necrologi CHE STRAZIO.."Extra-coach, Extra-player" CHE SCHIFO!
B) Lunedì 31 Maggio, Quotidiano LIBERTA’, la prima testata giornalistica di Piacenza e Provincia. Mezza paginetta striminzita preceduta dalla festa promozione del Cesena, ciclismo, gara di biglie su greto del trebbia, FontanaAudax e da una notizia che ha focalizzato e l’attenzione di migliaia, migliaia e migliaia di piacentini: la nascita della LibertaSpes dalle ceneri della PontollieseLibertas. SEMPRE PIU’ SOLI E ACCANTONATI ..NOI DEL FIORENZUOLA SEMPRE + SOLI ADDIAMO AVANTI PER LA NOSTRA STRADA…!
C) “Giù della legna” dal libro “il Calcio di Alfredo Ortolina”, pardon Ottolina. L’arbitro è stato buono, ha fatto correre. Ramundo ha dovuto abbandonare il campo con la testa fasciata. picchiare come fabbri a volte non basta. Non è bastato per gli azzurri: 3-3 e tutto si deciderà domenica.
D) La Cornice (non quella di Vittorio Buschi ..quella a fare da contorno allo stadio XXV Aprile di Karate). E’ vero, noi sciamo usciti dalle righe in troppi frangenti. Pubblico locale di Carate Brianza. Numeroso si ma capace di scaldarsi con cori da ultras solo a fine gare e al nostro indirizzo dopo le bizze in campo di uno dei nostri …”Napoletani! Napoletani!” Meglio se a gran voce incitavate i vostri ragazzi che ce l’hanno messa tutta, magari il 3-1 lo conservavate. Ci vediamo domenica qui da noi in Valdarda.

E) Autista from Gallesi Sailing Tour ...in ritardo alla PARTITA DELLA VITA imbottigliati in mezzo a Carate e poi a cosa stava pensando all'imbocco dell'Uscita dell'Autostrada A1 di Fiorenzuola? Bho??? ...è passato via, ci è toccato uscire a Fidenza dopo un tentativo disperato di retromarcia....! Quasi frontale alla rotonda del Fidenza Village con un autotir "Ohhh a go vent'ann!!!"
QUELL’URLO LIBERATORIO, QUEL GRIDO ANIMALESCO ESPLOSO NELLA PICCOLA CALCA ROSSONERA CONTRO LA RECINZIONE ALLE 17.44 DEL 30 MAGGIO 2010 ALLO STADIO DI CARATE AL GOL DI FRANCO CARLINI… TUTTI ALLO STADIO DOMENICA! TUTTI ALLO STADIO COMUNALE CAZZO!

Caratese-FIORENZUOLA 3-3
CARATESE: Nucera, Consolino, (90’ Gallo), De Angeli, Folcia, Dinardo, Galluccio, Sardina (68’ Romano), Mantegazza, Bugno, Aliotta, Bosio (83’ Musella). All. Ottolina.
FIORENZUOLA: Anelli, Biolchi, Peri, Ramundo (46’ Passera), Sicuro, Lucci (57’ Rosi), Orrù, Vojkic, Zane, Dattaro (74’ Carlini), Chiurato. All. Gottardo
ARBITRO: Marco Serra di Torino.
MARCATORI: 7’ Zane (F), 15’aut. Vojkic (F), 51’-86’ Aliotta (C), 88’ Rosi (F), 89’ Carlini (F).
AMMONITI: Bugno (C), Biolchi, Chiurato, Zane (F)
ESPULSO: 59’ Zane (F) per doppia ammonizione
NOTE: Spettatori 500

venerdì 28 maggio 2010

TUTTI A CARATE!

PARTENZA PULLMAN e CAROVANA AUTO: RITROVO DOMANI DOMENICA 30 MAGGIO ORE 13.00
in PIAZZALE CAPPUCCINI
davanti al CENTRO COMMERCIALE COOP
...per chi viene su a Carate Brianza per i cazzi suoi chiediamo vivamente di staccare il biglietto per il settorino-gradinata opposto alla tribuna che spero sarà riservato a noi ...Ultima Spiaggia per noi, caldo d'estate: due domeniche da vivere da argentini ...a Carate a tifare tutti colorati, tutti bardati di rosso-nero! LOTTARE TUTTI ASSIEME per restare NELLA NOSTRA SERIE A!!!

http://www.facebook.com/Ultrasfiorenzuola

mercoledì 26 maggio 2010

LA GRANDE ADUNATA - La Storia ci chiama

Contro il Ponte San Pietro, ultima gara di campionato eravamo in pochissimi a tifare, addirittura nel secondo tempo abbiamo smesso di crederci … molti sembrano aver buttato dentro… e altri stanno per abbandonare la barca… nel momento di difficoltà …nel momento di difficoltà non si deve abbandonare la barca …NON POSSIAMO CHIUDERE IN QUESTO MODO ...FACCIAMO DI QUESTO FINALE UN FINALE DELLA MADONNA: PER NOI, PER LA NOSTRA CITTA’, PER IL NOSTRO PASSATO, PER IL NOSTRO ORGOGLIO… qualcosa poi deve cambiare, e se non cambia potrebbero essere le ultime volte QUESTE… UN FINALE DA GRANDI, CON CORAGGIO, CON DIGNITA’, UN FINALE IN GRANDE STILE (COMUNQUE VADA). PER UN ULTIMO GRANDE RICORDO DI QUELLO CHE SIAMO RIUSCITI A FARE-COSTRUIRE IN QUESTI ANNI IN UNA REALTA’ PICCOLA COME LA NOSTRA. PER ESSERE PROTAGONISTI FINO ALLA FINE. PER DIMOSTRARE QUANTO CI TENIAMO AL FIORE. SOLO ALTRE DUE BATTAGLIE, DUE ULTIMI SFORZI (POI BASTA) ..CE LA GIOCHIAMO CON UN PICCOLO VANTAGGIO E CE LA POSSIAMO FARE …VOGLIO SENTIR DIRE: "CAZZO MA HAI VISTO QUELLI DI FIORENZUOLA? FINO ALLA FINE LORO ..FINO ALLA FINE… LORO SI CHE HANNO LE PALLE ..UN PULLMAN PIENO A CARATE, E CHE TIFO AL COMUNALE IN GRADINATA.. CHE CAZZONI QUELLI DI FIORENZUOLA! CHE GRANDI QUELLI DI FIORENZUOLA!" QUELLI DI FIORENZUOLA NON MOLLANO MAI!….DATEMI UN ULTIMA GRANDE SODDISFAZIONE DA RICORDARE QUANDO SARO’ PENSIONATO, INTERDETTO, SCLEROTICO, IMPOTENTE, NOSTALGICO CHE ALLA DOMENICA OGNI VOLTA CHE DALLA TRIBUNA VOLGERO’ LO SQUARDO ALLA GRADINATA MI FARA’ VENIRE GLI OCCHI LUCIDI …TUTTI A CARATE il 30 Maggio!
ultrasfiorenzuola@libero.it

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NELL'ANNO DEL NOSTRO VENTENNALE.. LA STORIA CI APETTA...
GRANDE ADUNATA GENERALE!

RITROVO E POI PARTENZA PER KARATE BRIANZA
DOMENICA 30 MAGGIO ore 13.30 (BELLI CARICHI!) in piazzale CAPPUCCINI


http://ultrasfiorenzuola.blogspot.com/search/label/FOTO%202009%2F10%20IN%20SERIE%20D

http://www.youtube.com/watch?v=lvZsFtpWb5Y


PER LA CITTA', LA SQUADRA, L'ONORE TUTTI AL SEGUITO DEL FIORE!

martedì 25 maggio 2010

CF PALENCIA 1 - 2 Real Jaén (Play-Off)

CF PALENCIA 1 - 2 Real Jaén
Si conclude il sogno di gloria dei nostri gemellati spagnoli del CF PALENCIA che abbandonano i Play-off per il salto in serie B dopo la sconfitta interna contro il Real Jaén di domenica.
Gara intensa e avvincente giocata in una Nueva Balastera incandescente gremita da oltre 7.000 spettatori. Il Palencia di Pepe Calvo passa in vantaggio al ’64 con Alejandro Suárez. Il Jaén trova il pareggio con Castellanos al ’71. Nel finale un magnifico gol Solabarrieta fissa il risultato sul 1-2 per gli andalusi che accedono alle semifinali.
Presenti tifosi da Leon e Logroño a dare manforte ai nostri fratelli palentini. Circa 900 tifosi da Jaén. Nella fase successiva la compagine andalusa dovrà vedersela con il Barcelona B.
La sconfitta contro il Jaén comunque non intacca il ricordo di una stagione formidabile della matricola terribile CF PALENCIA.
SEMPRE FORZA PALENCIA!!!


CF PALENCIA: Rebollo, Chupri, Aitor Blanco, Rui, Hector, De Paula, Pelayo, Chuchi. Victor, Ale y Paulino. En la segunda parte salieron al terreno de juego Durantez, Agostinho y Anatole.


"JUNTOS HAREMOS EL CAMINO" ...uniti cammineremo assieme recita uno striscione dei MUY MORAOS 1997 ------------------------------------------------------------
FÚTBOL - SEGUNDA B: PLAY OFF DE ASCENSO 2009-10. RESULTADOS
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23-05-2010

PRIMEROS CLASIFICADOS*
Alcorcón - Granada
Ida: Granada 2 - 0 Alcorcón
Vuelta: Alcorcón 1 - 0 Granada

Ponferradina - Sant Andreu
Ida: Sant Andreu 0 - 1 Ponferradina
Vuelta: Ponferradina 0 - 1 (penaltis) Sant Andreu
* Los ganadores de estas dos eliminatorias ascienden directamente a Segunda División. Los perdedores jugarán otras dos eliminatorias.

RESTO DE EQUIPOS**
Real Oviedo - Pontevedra
Ida: Pontevedra 2 - 1 Real Oviedo
Vuelta: Oviedo 1 - 2 Pontevedra

Eibar - Alcoyano
Ida: Alcoyano 0 - 0 Eibar
Vuelta: Eibar 2 - 0 Alcoyano

Barcelona B - Poli Ejido
Ida: Poli Ejido 3 - 3 Barcelona B
Vuelta: Barcelona B 1 - 1 Poli Ejido

Melilla - Universidad Las Palmas
Ida: Universidad Las Palmas 1 - 0 Melilla
Vuelta: Melilla 0 - 3 Universidad de Las Palmas

Guadalajara - Ontinyent
Ida: Ontinyent 2 - 0 Guadalajara
Vuelta: Guadalajara 1 - 3 Ontinyent

Palencia - Real Jaén
Ida: Real Jaén 1 - 1 Palencia
Vuelta: Palencia 1 - 2 Real Jaén
** Los seis ganadores se unen a los dos perdedores de las eliminatorias entre primeros clasificados. De esos ocho equipos saldrán dos eliminatorias más: cuatro contra cuatro y, finalmente, dos contra dos.

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EILMINATORIAS (Semifinales)
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Pontevedra - Alcorcón
Universidad LPGC - Sant Andreu
Ontinyent - Éibar
Real Jaén - Barcelona B