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giovedì 2 febbraio 2012

INTERVISTA a ROCCO CRIPPA - (1922-2012 Novant'anni di US FIORENZUOLA CALCIO)

Iniziamo a celebrare i Novant’anni del glorioso US FIORENZUOLA CALCIO 1922 con questo pezzo unico. Un inedita intervista a una delle più celebri Bandiere Rossonere.

Chi è ROCCO CRIPPA ? 
Per i tifosi del Fiore che hanno dai trent’anni in su non c’è bisogno di presentazioni. Rocco Crippa, un nome una leggenda in Valdarda. Dall’Interregionale alla serie C1, sfiorando il grande salto in serie B con la casacca rossonera.
9 stagioni all’ U.S. Fiorenzuola totalizzando in tutto: 263 presenze in campionato e 10 reti. La fascia di capitano al braccio e due promozioni. Dal 1987 al 1996, gli anni d’oro della società rossonera. 
Il traguardo delle 200 presenze tagliato nella sfida contro il Como di Tardelli in diretta tv nel gennaio del 1994. 
L’unico calciatore della storia a cui il tifo organizzato rossonero dedicò una pezza (Rocco L’Unico) esposta in giro per mezza Italia. 
Attaccamento viscerale alla maglia e rispetto per i tifosi. Nove anni di successi e soddisfazioni. Le epiche gesta di uno dei calciatori che hanno fatto la storia della gloriosa squadra di calcio della nostra città e che resterà per sempre nei Cuori dei tifosi fiorenzuolani. L'abbiamo ritrovato con il solito animo generoso ed è stato un piacere immenso. Con la cordialità e la disponnibilità di sempre, “Rocco L’Unico” si racconta in rossonero in questa fantastica intervista (che insegna e che apre il Cuore.. il Vecchio Cuore Rossonero!).

L'INTERVISTA :

1. Blogger: Come è avvenuto il tuo arrivo all’U.s. Fiorenzuola di Chierico, assieme ad Acquali, nell’estate del 1987?
Rocco: “L’anno prima avevo avuto mister Chierico come allenatore a Pavia e io, Acquali e Fusi lo seguimmo ..Fu Antonio Villa a volermi dopo avermi visto in una partita (così mi disse), perché Chierico voleva Fusi come difensore mentre Antonio voleva me. Ci presero entrambi.”

Rocco Crippa nella trasferta di Pavia, gennaio 1993, serie C2

2. Blogger: Chierico, Gibellini, Torresani, Seghedoni, Busatta, Veneri, D’Astoli, Tomeazzi.. quali sono stati gli allenatori che ti hanno dato di più?
Rocco: “Tutti gli allenatori avuti mi hanno insegnato qualcosa. Chierico era una persona alla mano che ha portato il gioco a zona a Fiorenzuola, di Busatta ho un bel ricordo, tipo austero ma preparatissimo. Ma fondamentali per la mia carriera sono stati Torresani, Veneri, D’Astoli.. Marco Torresani era stato mio compagno di squadra, ma scoprirlo da allenatore è stato fantastico. Il rapporto che aveva con i giocatori era speciale perché aiutava tutti indistintamente. Aveva sempre le parole giuste e dai discorsi che faceva ti lasciava a bocca aperta da quanta saggezza esprimeva… L’ho ritrovato a Pavia (mi ha voluto lui) dove abbiamo vinto un altro campionato.Dei 3 campionati vinti nella mia carriera 2 sono con lui. Fate i conti di quanti campionati ha vinto nella sua carriera, sicuramente più di tanti allenatori “chiacchieroni” che ci sono in Italia. Giorgio Veneri era una persona perbene che sapeva gestire il gruppo e soprattutto caricarlo prima della partita. Non scorderò mai il giorno che in ritiro precampionato mi disse: quest’anno sarai tu il capitano, te la senti? …figuriamoci , primo anno di C1 e capitano della mia squadra.Non stavo più nella pelle. Corsi ad abbracciarlo dopo il gol vittoria alla prima di campionato contro la Carrarese. Era d’obbligo. Un signore. D’Astoli: fondamentale perché mi ha allungato la carriera riportandomi a fare il difensore. Ho avuto qualche problema con lui all’inizio, ma poi ho capito che ero io a sbagliare e siamo andati d’accordissimo tanto che poi mi ha portato con lui a Brescello e a Lumezzane. È un tipo schietto e sincero che ti dice in faccia le cose che pensa. A livello tattico è un fenomeno perché mi ha insegnato a stare in campo e non giocare solo in maniera istintiva ma ragionando a seconda del movimento dei compagni e degli avversari.”


il FINLOCAT Fiorenzuola di Marco Torresani promosso in serie C2 nel maggio del 1990. Rocco Crippa è al centro della fila in piedi fra Santini e Pedrazzini. Sullo sfondo la vecchia tribuna dello stadio Comunale.
3. Blogger: Che ricordo hai di Fiorenzuola d’Arda, della sua gente, dei tifosi rossoneri?
Rocco: “il ricordo di una bella città con persone molto accoglienti e disponibili. Era bello girare per le strade e incontrare qualcuno che ti parlava di calcio, ti incitava o magari ti raccontava qualche pettegolezzo. Non ero abituato a tutto ciò (essendo di Milano) ma mi è piaciuto molto. Naturalmente non posso che dir bene dei tifosi, corretti, appassionati, senza eccessi da ultrà. Come dovrebbero essere tutti i tifosi di calcio.”


4. Blogger: Con quali compagni di squadra eri più legato? Qual è stato invece quello che tecnicamente ti ha più impressionato?
Rocco: “in periodi diversi ho legato con Marco Pozzi, Luigi Martinelli, Ezio Brevi, Gianni Rossi e Stefano Vecchi con il quale sono ancora in contatto.
Più giocatori mi hanno impressionato: Hugo Daniel Gatto (“di marmo“ detto da noi) Rubini era veramente un gran portiere e con i piedi buoni; Beppe Ravasi il miglior difensore al mondo; Marco Torresani il più intelligente, sempre al posto giusto nel momento giusto, ma il più tecnico di tutti era Marco Pozzi , faceva numeri da cinema.”

Crippa controllato a vista da Danilo Montani in una gara di Coppa Italia contro in Varese
5. Blogger: Che tipi erano Tiziano Ascagni e Hubert Pircher?
Rocco: “Hubert era un pezzo di pane e talmente generoso in campo che giocava con un ginocchio distrutto. Titti Ascagni matto come un cavallo, ma che piedino, metteva la palla dove voleva.”

6. Blogger: Nella stagione 1991-92 si dice che Crippa fosse vicinissimo ad approdare in serie B nella Reggiana..
Rocco: “Sentivo anch’io queste voci ma nessuno si fece vivo con me. Spero che la società non mi abbia taciuto qualcosa...”

Fiorenzuola di Busatta, 1991-92, Rocco è il quinto in piedi da sinistra, fra il biondo Albertazzi e Danesi
7. Blogger: Clusone, come si vivevano i raduni estivi in quegli anni?
Rocco: “I ritiri precampionato sono sempre stati un misto di fatica fisica e divertimento. Quelli di D’Astoli erano i più pesanti dal punto di vista fisico, ma anche divertenti perché il mister fuori dal campo sapeva ridere , scherzare e mi ricordo qualche serata con pizza e birra tutti insieme fuori albergo da morir dal ridere per battute e scherzi. Quelli con Veneri i più leggeri fisicamente, divertenti perché l’anno della C2 avevamo un gruppo fantastico (infatti poi vincemmo il campionato).”

Rocco Crippa in piedi a sinistra assieme ai compagni durante un raduno
8. Blogger: Eri un ottimo stopper, mai un espulsione e facevi pure gol. Hai infilato la porta di Francesco Toldo futuro Nazionale. Hai gonfiato la rete allo stadio Bentegodi contro il Chievo di Malesani che stava per iniziare la scalata alla serie A. Hai segnato al Nereo Rocco di Trieste. Cosa hai provato in quelle circostanze?
Rocco: “Qualche gol l’ho fatto, ma soprattutto negli anni in cui ho giocato da centrocampista con Busatta e Veneri. Per uno non abituato a segnare ogni volta era un’emozione forte, quello al Chievo è stato bello perché era venuto da uno schema fatto con Marco Sgrò, a Trieste il più bello dal punto di vista tecnico per l’inserimento e la precisione del tiro e poi farlo in quello stadio e uscire con una vittoria è stato magico . Ma il più emozionante è stato quello con la Carrarese già raccontato prima.”

Cuneo-Fiorenzuola 0-4, serie C2 1991-92. Nella foto il gol di Rocco
9. Quali sono stati i clienti più scomodi, gli attaccanti più difficile da marcare? ..e il campo più ostico?
Rocco: “Chi mi ha fatto più dannare era Maffioletti del Leffe. Una forza della natura, non stava mai fermo anche quando sembrava avere il fiatone ripartiva ancora più forte. I campi toscani del mio primo anno erano veramente tremendi, forse perché ero giovane allora rimasi impressionato, ma che botte che volavano, meno male che vicino a me avevo Beppe Ravasi che sicuramente non era uno che tirava indietro la gamba...anzi.”

il Fiorenzuola nel giorno della festa per la storica promozione in serie C1, Crippa è il terzo in piedi da sinistra fra Pavanel e Roda
10. Blogger: Con la maglia del Fiorenzuola hai calcato i campi di alcuni templi del Calcio. Allo stadio Dall’Ara contro il Bologna. Poi le sfide prestigiose di Coppa Italia: battuto il Toro e giocato alla stadio Olimpico contro Francesco Totti in diretta tv, poi la beffa con la squalifica che non ti ha permesso di scendere in campo contro l’Inter di Hodgson.. Che ricordi hai?
Rocco: “Le partite in coppa con Brescia e Torino sono state fantastiche perché li abbiamo proprio massacrati dal punto di vista del gioco, vedere giocatori di serie A che non beccavano palla e non ci capivano niente è stato entusiasmante. Con la Roma invece un’altra storia, troppo forti. “Il principe” Giannini, che a vederlo in televisione sembrava lento, in campo era una scheggia, ma soprattutto veloce di testa e 2 piedi da favola. Il ritorno a Roma è stata una bellissima gita in treno, ma entrare all’Olimpico è stato come vivere per una sera in seria A. Come urlava Carletto Mazzone e come correvano. A un certo punto è entrato un ragazzino che in area di rigore con una finta ne ha stesi 4 dei nostri. A fine partita ci dicevamo tra noi che non era male sto ragazzo. …Era Francesco Totti .La partita con l’Inter l’ho vissuta in tribuna mordendomi le mani, sono tifoso milanista accidenti!”

Calcio di inizio di Fiorenzuola-Torino Coppa Italia, i capitani a centrompo: Rizzitelli e Crippa
11. Blogger: Due promozione in rossonero. Stagione 1989-90 dall’Interregionale alla serie C2 con Torresani e dalla serie C2 alla serie C1 nel 1992-93. Qual è stata la cavalcata più esaltante?
Rocco: “Quando vinci un campionato è sempre esaltante. Il primo vinto con Torresani è stato particolare per un fatto successo. Marco fu esonerato dopo una partita e al martedì arrivò il nuovo mister Gianni Seghedoni. La squadra si ribellò e chiese alla società di ridarci Marco. La società acconsentì, ma da quel momento avevamo il fucile puntato, la domenica dopo vincemmo su un campo difficilissimo (Acqui) e alla fine il campionato fummo costretti a vincerlo altrimenti ci avrebbero mandato tutti i casa. Eravamo comunque un’ottima squadra con giocatori di valore come: Massimo Pedrazzini, Fabrizio Spagnuolo ecc. e un giocatore generoso come Tiberio Loda, anima della squadra.
Il campionato vinto con Giorgio Veneri fu esaltante perché avevamo un gruppo stupendo. Giocavamo bene e vincevamo, ma quante risate durante i ritiri o fuori dal campo con le battute di Mimmo Baldacci, mai riso così tanto. Forse l’anno più bello per lo spirito di gruppo che c’era.”

Semifinale play-off 1994-95: Fiorenzuola-Monza 1-0. Rocco Crippa sotto la curva a fine gara
12. Blogger: 25 giugno 1995, Spareggio di Bologna contro la Pistoiese, per il grande salto in serie B che hai sempre rincorso prima a Fiorenzuola e poi a Brescello. La vigilia, il predominio valdardese nei 120 minuti di gioco e i maledetti rigori.. che ricordo hai di quei giorni d’estate?
Rocco: “Che dolore! Dall’interregionale alla serie B con la stessa squadra era il mio sogno. Purtroppo ci riuscì il loro capitano Bellini. Ma è comunque stato un periodo magico, dopo l’entusiasmante partita vinta con il Monza vissi una settimana di grande tensione misto a euforia e ottimismo. Sapevamo di essere più forti della Pistoiese perché durante la stagione li avevamo messi sotto dal punto di vista del gioco (ma non nei risultati) e l’unico problema era il loro fattore C… che per tutto il campionato li aveva accompagnati, non solo contro di noi, quindi aggiungi un super Pagotto e il gioco è fatto. Giocammo veramente bene, ma la porta sembrava stregata e poi i rigori si sa che sono una lotteria. Ricordo che mi proposi anch’io per tirarlo pur non essendo un rigorista, ma il Mister aveva già deciso, magari se andavamo a oltranza….. La traversa presa da Bottazzi fu un colpo al cuore tremendo, non riuscivo a crederci e scoppiai in lacrime.
Che fatica il ritorno a casa, ma tornare a Fiorenzuola per festeggiare comunque con i tifosi fu consolante.”

Spareggio di Bologna contro la Pistoiese, per la serie B
13. Blogger: 1995-96 si riparte con grandi ambizioni, ma qualcosa va storto e non si arriva nemmeno a disputare i play-off. E’ la fine di un ciclo e a fine stagione passi al Brescello di D’Astoli. Quali furono le cause di quella debacle? Cosa hai provato nel giorno dell’addio?
Rocco: “C’erano grandi aspettative, ma la squadra era un po’ cambiata e nel calcio non è facile ripetersi anche se perdemmo i play-off solo all’ultima partita. A mio parere non doveva essere esonerato D’Astoli e purtroppo il gruppo non era così solido e motivato come l’anno prima. Io seguii il Mister a Brescello perché significava crescere ulteriormente e andare in una società molto seria. Si rivelò una scelta giusta perché andai in una squadra molto forte con cui mi tolsi altre soddisfazioni. Certo il dispiacere di lasciare il Fiore era grande e non fu una decisione facile, ma forse anche la società era un po’ stanca di me visto che l’anno prima mi avevano creato problemi di contratto.”

Rocco Crippa contro il Monza nel 1996
 14. Blogger: Rimpianti di carriera?
Rocco: “No, ho avuto ciò che meritavo.”

Noi tifosi con la pezza anni '90 dedicata a Rocco
15. Blogger: Del Magico Fiore di allora sono rimasti solo: lo stadio, gli ultras, e il Bongio. Se ti dico Bongio cosa rispondi?
Rocco: “Grande Bongio, un personaggio a cui non si può non voler bene.”

16. Blogger: Come vedi il calcio di oggi rispetto a quello di 20 anni fa?
Rocco: “Dal punto di vista del gioco direi che sicuramente è più fisico di 20 anni fa, anche se poi la più forte squadra al mondo è il Barcellona che di fisico ha poco, ma tecnica e tattica da vendere. È il contorno che è diverso perché prevalgono interessi economici sull’aspetto sportivo. Troppo calcio in televisione con partite tutti i giorni e a qualsiasi ora, troppe polemiche e processi, tifosi esagitati che spaccano tutto o che minacciano giocatori, ma anche giocatori che non sempre si comportano bene vedi calcio-scommesse o bravate stile Cassano-Balotelli. Ci si dimentica che il calcio è uno sport, ma come diceva Liedholm anni fa: ”il calcio in Italia è la cosa più importante delle cose meno importanti della vita”.

ad Ospitaletto calcia un "etrusco" pallone dei primi anni '90. "neanche la pubalgia lo ferma" scrive un quotidiano dell'epoca su Crippa
17. Blogger: Un tuo commento personale sullo scandalo delle scommesse truccate che sta imperversando oggi?
Rocco: “Ci sono sempre le pecore nere in tutti gli ambienti e quindi anche nel calcio. Giocatori che vendono partite non amano lo sport, accecati dai soldi facili, traditori dei compagni con cui dovrebbero condividere ben altri valori. Da squalificare a vita, ma chissà se pagheranno veramente.”

il Fiorenzuola che sfiorò la serie B, Rocco è il terz'ultimo in piedi da sinistra fra Galletti e Mazzaferro
18. Blogger: Segui ancora le vicissitudini del tuo Fiorenzuola ora nei dilettanti? ..E che persona è oggi Rocco Crippa nella vita di tutti i giorni?
Rocco: “Certamente seguo il Fiore, come tutte le squadre in cui ho militato. Ogni domenica sera il televideo è d’obbligo poi il lunedì leggo giornali e il vostro blog mi serve per saperne di più. Mi dispiace che in questo periodo sia un po’ giù in classifica, ma spero tanto che si salvi perché la salvezza sarebbe il miglior premio per il Novantennale. Oggi sono ancora nel calcio come allenatore dei ragazzi e il mio sogno sarebbe di allenare il Fiore e portarlo in serie B… è proprio un sogno…
Buon compleanno Fiorenzuola e grazie a voi Ragazzi per la passione che mettete nella vostra fede rossonera.”

GRAZIE! ROCCO L’UNICO!

Rocco Crippa oggi, tecnico nelle giovanili dell'FC Cinisello
la carriera:
CRIPPA Rocco
01/02/1967 Milano
Difensore (stopper) m 1.84, kg 78
1984/85 Milan A - -
1985/86 Sant'Angelo int 21 2
1986/87 Pavia C2 2 -
1987/88 FIORENZUOLA int 29 -
1988/89 FIORENZUOLA int 33 1
1989/90 FIORENZUOLA int 23 - p
1990/91 FIORENZUOLA C2 31 -
1991/92 FIORENZUOLA C2 36 4
1992/93 FIORENZUOLA C2 31 1 p
1993/94 FIORENZUOLA C1 29 3
1994/95 FIORENZUOLA C1 21 -
1995/96 FIORENZUOLA C1 30 1
1996/97 Brescello C1 33 -
1997/98 Brescello C1 28 -
1998/99 Brescello C1 28 -
1999/00 Brescello C1 28 1
2000/01 Brescello C1 2 -
" - /01 Lumezzane C1 27 -
2001/02 San Marino C2 21 1
2002/03 Pavia C2 24 - p
2003/04 Pavia C1 18 - r
2004/05 Casteggio Broni D 28 2
2005/06 Casteggio Broni D ? 1
2006/07 Sant'Angelo pro 27 1
2007/08 Cinisello promozione
2008/09 Valle Salimbene allenatore eccellenza
2010/12 Cinisello allenatore giovani

venerdì 5 novembre 2010

200 volte! MARCO ORRU'!

200! Il nostro capitano Marco Orrù è prossimo (domenica! a Russi) al traguardo delle 200 presenze in campionato con la maglia dell’U.S. FIORENZUOLA CALCIO 1922. La nostra squadra del Cuore.
Come Erminio Ferrari, Cironi, Danilo Bertelli, Rocco Crippa; Marco Orrù entra nella schiera dei Magnifici, di coloro che più di ogno altro hanno legato il loro nome, la loro carriera calcistica alla maglia della gloriosa storia dell’U.S. Fiorenzuola Calcio.
Nato a Piacenza il 29 marzo 1985. Marco, viso timido e tante lentiggini approda al Fiorenzuola giovanissimo, all’età di appena 12 anni. Ruolo: centrocampista, fa tutta la trafila nel settore giovanile rossonero. Nella stagione 2002-03 debutta in prima squadra (al "Fratelli Paschiero" di Cuneo) agli ordini del tecnico cremonese Luigi Galli in serie D, collezionando 4 presenze. Nell’annata seguente gioca 25 gare al fianco di altre due bandiere rossonere: Andrea Ciceri e Sandro Melotti. Al terzo anno in prima squadra, mette assieme 24 presenze. E’ un anno difficile, via gli elementi esperti del gruppo, l’organico impoverito è quasi interamente composto da giovani e il club valdardese retrocede in Eccellenza. La panchina rossonera viene affidata al debuttante Massimo Perazzi. Orrù marchia a fuoco il derby di coppa contro il Fidenza degli ex dando inizio alla rimonta. Alla prima di campionato, a Viadana, sotto un diluvio universale, realizza nel fango la doppietta in rimonta che regala i primi tre punti e tanta gioia a compagni di squadra e fradici ultras giunti numerosi nella bassa mantovana. In gol anche al “Torelli” di Scandiano nel 3 a 1 rifilato ai padroni di casa; e a Soliera: un gol-vittoria che ricordano in tanti con quell’esultanza rabbiosa sulla recinzione senza maglia, ultras rossoneri infreddoliti ad abbracciarlo. Un esultanza pazzesca che costò ammonizione e squalifica per il turno successivo e tante imprecazione da parte del compagno di squadra e grande amico Roberto Alberici. 24 gare disputate e 4 gol il suo bottino. Nella stagione 2006-07, via Perazzi arriva il tecnico parmigiano Massimo Abbati. Il centrocampista piacentino colleziona 32 presenze e 2 reti. Dapprima impiegato sulla corsia di destra gonfia la rete al debutto nella sconfitta di Sant’Agostino e nella gara interna contro la Meletolese. Negli spareggi play-off contro la Savignanese iniziati in maniera disastrosa con la sconfitta al Comunale per 4 a 1 è uno dei pochi che non si da per vinto, che crede ancora nella rimonta e lotta come un leone nella gara di ritorno vinta 2-1 contro i romagnoli. La stagione 2007-08 vede protagonista Marco Orrù di un grande campionato, forse il migliore in rossonero. Marco come il “fratello” Dennis Piva non è più un ragazzino. Ha corsa, fiato, muscoli ben distribuiti sotto la sua carnagione chiara. Le tante battaglie che lo hanno visto in prima linea lo hanno temprato nel carattere. Gol ancora a Soliera nel 3 a 1 ai modenesi. Migliore in campo nella battaglia campale contro lo Scandiano di Ferri e Tedeschi, passata alla storia e rimasta nella memoria e nel cuore di tanti tifosi fiorenzuolani. Sotto per 3-1 (proprio Marco aveva aperto le marcature con un gol di cucchiaio) il Fiore ribalta il risultato andando a vincere 5-4 fra il pubblico stupefatto che grida all’incredibile; lascia la firma anche contro la Casalese e il Real Val Baganza. 34 presenze, 4 reti e il Fiorenzuola è promosso in serie D al termine di una cavalcata straordinaria. Il lavoro alla pizzeria "Bella Napoli 2" di Piacenza non intralcia la dedizione alla causa Fiorenzuola, ma l’annata successiva parte male per “Rosso” che si infortuna sotto la gradinata, in sala pesi proprio all’indomani dell’esordio contro il Suzzara. Sulle ali dell’entusiasmo per la promozione e con un gruppo affiatato ed eccezionale composto da ragazzi della zona, il Fiore va forte, un pò meno per Orrù. Per lui una stagione travagliata segnata da vari infortuni, conclusa con 23 presenze e 1 gol contro il Verucchio. L’anno dopo Sandro Melotti lascia Fiorenzuola e la fascia di capitano del maestro-amico passa a lui, l’allievo prediletto, da una vita a Fiorenzuola, per l’orgoglio e la felicità di tanti tifosi rossoneri che lo hanno visto crescere in Valdarda. Marco, 24 anni, coerenza e correttezza sul campo e fuori, si batte come un leone con la fascia al braccio ogni domenica. E’ un motore instancabile, tutta grinta, cuore e forza atletica. E’ grande il girone d’andata del Fiorenzuola dei giovani di mister Perazzi. Unica macchia per il ragazzo di Montale, quel voler battere il rigore che si era procurato a Olginate e che avrebbe potuto valere un pareggio importante, finito tra le braccia del portiere avversario. Nel ritorno, dopo la bella vittoria di Borgosesia (Marco in gol e di corsa sotto il nostro settore nella parte opposta), il Fiorenzuola crolla, perde gli spareggi contro la Caratese e retrocede in Eccellenza. 29 presenze e 2 gol per il Capitano con la felpa degli ULTRAS FIORENZUOLA. “Non me la sento di lasciare dopo una retrocessione, ho un debito morale nei confronti dei tifosi che sento di dover ripagare con una stagione positiva. Lo devo a quei ragazzi che ci hanno sempre seguito e sostenuto, anche quando le cose si sono messe male. Se mai lascerò il Fiorenzuola, voglio farlo da vincente” queste le fantastiche parole di Orrù ai giornalisti dopo rinnovo del contratto anche per la stagione 2010-11 agli ordini di mister Natalino Gottardo prima, e William Viali dopo. Quattordici anni in rossonero!Era dagli anni ’90 che un calciatore non tagliava il traguardo dei 200 gettoni di presenza in rossonero (ultimo il grande Rocco Crippa), in un calcio sempre più malato, sempre più figlio del denaro e delle mode. In un calcio che ha bisogno di uomini-bandiera, di calciatori-esempio per i più giovani.
Per “una vita” a Fiorenzuola, per l’amore e il rispetto verso la maglia e i tifosi rossoneri, per l’impegno assiduo e incondizionato alla causa. Per le tante soddisfazioni che ci ha dato. MARCO ORRU’ poche parole e tanti fatti. MARCO ORRU’ ragazzo d’ONORE! MARCO ORRU’ è il FIORENZUOLA! ..MARCO ORRU’ CUORE ROSSONERO A VITA!
ORRU' Marco
29/03/1985 Piacenza
Centrocampista (mediano)
2002/03 FIORENZUOLA D 4 -
2003/04 FIORENZUOLA D 25 -
2004/05 FIORENZUOLA D 22 - r
2005/06 FIORENZUOLA ecc 24 4
2006/07 FIORENZUOLA ecc 32 2
2007/08 FIORENZUOLA ecc 32 4 p
2008/09 FIORENZUOLA D 23 1
2009/10 FIORENZUOLA D 29 2 r
2010/11 FIORENZUOLA D 8 – (in corso)

L'esultanza dopo il gol di Borgosesia sotto di NOI!


Alcune foto più datate di Marco nel U.S. FIORENZUOLA 1922:

CONGRATULAZIONI CAPITANO!
CI HAI SEMPRE FATTO ONORE!
FIORENZUOLA RINGRAZIA!
TI VOGLIAMO ROSSONERO A VITA!


ultrasfiorenzuola@libero.it

sabato 20 giugno 2009

NUMERO 33

Sopracciglia folte, occhi furbi, fisico ben strutturato ripartito in 183 centimetri di altezza. Marcello Lambrughi, dalla serie C all’Eccellenza per vestire rossonero. Nell’agosto del 2007 lo scopriamo. E’ il rinforzo che chiude la campagna acquisti della società Valdardese che si appresta ad affrontare da protagonista il terzo anno consecutivo di Eccellenza. Gli impegni di lavoro da conciliare con il Calcio, questo è il biglietto da visita del nuovo tassello rossonero, un ragazzo modesto, nativo di Desio che in gioventù si è fatto tutta la trafila nel settore giovanile del Milan con Marino Frigerio, Walter De Vecchi e Simone Boldini allenatori, e come compagni di avventura gente di stoffa come: Daniele Daino, Luca Saudati, De Zerbi, Maccarone e quel Riccardo Allegretti miglior centrocampista nei Cadetti stagione 2008/09. Le tante convocazioni in prima squadra nella stagione 1996/97 con l’onore di avere una maglia tutta sua, la numero 33 ("33. Lambrughi!!!"). Era il Milan prima di Tabarez poi di Arrigo Sacchi, di Boban, Weah, Simone, Davids, Savicevic, Eranio, Albertini, Ambrosini, Panucci, Vierchowod, Tassotti, Franco Baresi, Billy Costacurta, Paolo Maldini. Poi le esperienze in serie C da professionista affermato con la Pro Sesto, il Pizzighettone e il Sassuolo. Quell’occasione mancata di mettersi in mostra agli occhi delle grandi del calcio: annata 2000/01, in serie B con la casacca del Treviso di Elio Gustinetti e poi il passaggio a metà stagione nelle file del pericolante Giulianova di Francesco Giorgini, in serie C1. Nell’estate 2008 la scelta dettata dagli impegni di lavoro di abbandonare la carriera di calciatore professionista per scendere nei dilettanti, in Eccellenza, sposando la chiamata dei dirigenti del Fiorenzuola.
Qui da noi, le prime volte lo si vedeva solo a fine partita: quando i suoi compagni andavano negli spogliatoi Marcello iniziava la sua personalissima partita fatta di corse e tanta fatica intorno al rettangolo verde del Comunale per recuperare la forma atletica. Ma non gioca mai questo calciatore par-time dal passato illustre? Bho? Al Fiore serve un elemento di esperienza al centro della difesa e con il passare del tempo Lambrughi emerge e si conquista un posto in squadra diventando un punto fermo del pacchetto arretrato rossonero e uno dei protagonisti di spicco del ritorno in serie D del Fiorenzuola 2007/08. Sempre elegante nelle vesti di terzino destro o stopper, dalle sue parti non passa nemmeno l’aria ed è stato pure decisivo in fase realizzativi nei big-match contro il Fiorano e a Bagnolese in quel fantastico mercoledì notte che in molti non hanno dimenticato con i calciatori e dirigenti delle squadre avversarie concorrenti allo scudetto a rodersi in tribuna dopo il suo gol. E’ il miglior rossonero della stagione 2008/09, in serie D. Di Marcello, non dimenticheremo mai: la bella cartolina che ci ha lasciato nella notte di Bagnolo in Piano dopo il suo gol-vittoria con quella corsa a perdifiato sotto il settore ospiti; le sue qualità di calciatore e di uomo: un professionista vero; i suoi disimpegni di classe anche nelle situazioni più difficoltose in mezzo alle aree di rigore tra le selve di spietati centrocampisti e attaccanti avversari; i suoi affetti piacentini; il suo saluto sincero rivolto a noi tifosi che a fine gara non mancava mai; il suo primo gol in maglia rossonera contro il Dorando Pietri dedicato al nonno; l’ultima sua uscita in rossonero e forse l’ultima da calciatore in quel triste Fiorenzuola-Salò 2-3; la testa di molti calciatori già alle vacanze estive, lui che da il massimo in campo come sempre per tutta la gara, le sue lacrime al termine del suo ultimo impegno onorato alla grande.
Per impegni di lavoro Marcello nella primavera del 2009 ha deciso di smettere, totalizzando: 242 presenze (molte delle quali in serie C), 5 reti realizzate, due promozioni, una dalla C2 alla C1 con il Pizzighettone di Roberto Venturato nell’annata 2004/05 e una che ricordiamo bene tutti dall’Eccellenza alla serie D con il Fiorenzuola di patron Pinalli.
A 29 anni Marcello appende le scarpette al chiodo. Aveva iniziato la carriera in rossonero, la chiude con gli stessi colori. Un segno del destino. Un altro anno in Valdarda e per noi sarebbe diventato di sicuro una Bandiera al pari di Sandro Melotti, Denis Piva, Marco Orrù e invece ci tocca trovare un sostituto. Uno con le stesse qualità di questo ragazzo di Milano non sarà affatto facile trovarlo. Grazie Lambru.
papua, la DecinaUltras


LAMBRUGHI Marcello
14/09/1978 Desio (MI)
Difensore (stopper) m 1.83, kg 73
1997/98 Pro Sesto C2 21 -
1998/99 Pro Sesto C2 17 -
1999/00 Pro Sesto C2 26 1
2000/01 Treviso B - -
" - /01 Giulianova C1 7 -
2001/02 Pro Sesto C2 23 -
2002/03 Sassuolo C2 19 -
2003/04 Pizzighettone C2 18 -
2004/05 Pizzighettone C2 15 - (p)
2005/06 Pizzighettone C1 15 -
2006/07 Pizzighettone C1 - - (r)
" - /08 Seregno D 23 -
2007/08 FIORENZUOLA ecc 27 2 (p)
2008/09 FIORENZUOLA D 31 2

venerdì 12 giugno 2009

C'E' SOLO UN CAPITANO

“C’è solo un capitano!” gli cantavamo dalla gradinata, “c’è solo un capitano!” Sandro Melotti è stato per tanti di noi, senza esagerare “Mito e Leggenda” non solo per le qualità di grande calciatore (grande numero 10 e poi numero 7 nelle ultime stagioni) ma anche e soprattutto per la grinta che metteva in campo più di qualunque altro.
Il capitano. Classe 1972, originario di Sorbolo (Parma), i primi calci tirati nei campi della Bassa del Po, nel Viadana. L’esordio in serie C con la maglia del Suzzara di Busatta in anni in cui o eri veramente “buono” o ti conveniva cambiare subito mestiere perché non c’erano regole che imponevano di schierare giovani e quindi se eri giovane, emergevi solo se avevi talento, se eri “buono” davvero. Dopo Suzzara: Ravenna, Gualdo, Castel di Sangro, Brescello, Gubbio, San Marino. Una carriera vissuta da protagonista fra i professionisti al Nord e al Sud e a trent’anni l’approdo nella squadra di calcio della città di residenza: Fiorenzuola.
474 presenze, 96 gol in carriera. Sei stagioni in Valdarda con 187 presenze e un bottino di 72 reti nel forziere, numeri esorbitanti e se si aggiungono gare ufficiali di Coppa Italia e spareggi tocchiamo il traguardo delle 200 presenze con la maglia rossonera. Solo le bandiere Rocco Crippa e Danilo Bertelli hanno fatto meglio di lui in termini di presenze. Sandro Melotti, un nome legato per sei lunghi anni alle vicissitudini dell’U.s. Fiorenzuola Calcio, società con un passato glorioso precipitata nei dilettanti, alla ricerca di una propria identità nella sua nuova dimensione e che vede in Sandro, il giusto leader, l’elemento di esperienza capace guidare la squadra in campo. Sandro Melotti, un nome che specialmente in Eccellenza ci hanno invidiato per anni in tanti. Perché solo a sentirlo nominare metteva in allerta tecnici e intere squadre avversarie. Sogno del mercato estivo di mezza Emilia per il suo bagaglio tecnico e di esperienza che non aveva eguali. L’avevamo incontrato da avversario nelle file del Brescello di D’Astoli poi nel torneo del Solleone da “straniero” residente in città. Melotti diventa subito l’anima del Fiorenzuola e il principale artefice del miracolo-salvezza 2002/03 in serie D; trequartista capocannoniere nella stagione successiva; lascia momentaneamente la città delle Rose nella stagione 2004/05 per sposare la proposta del Pizzighettone che porterà in C1, torna in Valdarda nell’annata 2005/06 sotto la guida di Massimo Perazzi accompagnando il Fiore alla conquista di buon terzo posto, chioma bionda, capelli lunghi, taglio corto: ogni anno un look diverso ma il rendimento di Sandro, quello no, quello rimane lo stesso negli anni. Altissimo. L’anno dopo c’è Massimo Abbati in panchina e conquistiamo gli spareggi promozione persi mestamente contro la Savignanese; la stagione 2007/08 è quella buona per una promozione che mancava a Fiorenzuola da 15 anni. Sandro Melotti piega con una doppietta e una prestazione da incorniciare lo Scandiano in quella domenica “da matti” del 5-4 in rimonta sui reggiani, autoritario in mezzo al campo e a volte fin troppo severo con i giovani, infallibile dal dischetto, dispensa assist vincenti a getto continuo ai compagni per tutta la stagione, con i gol è sempre in doppia cifra e la rete del pareggio su calcio di punizione a Pavullo nel Frignano è il sigillo più importante messo a segno con la maglia rossonera, è il gol che regala la vittoria del campionato al suo Fiorenzuola. Sandro Melotti è un pezzo di storia rossonera. I giornali hanno parlato di lui come il miglior calciatore visto nell’ultimo decennio in Valdarda e come dare torto a questo meritati riconoscimento. Ripercorrendo i suoi anni in rossonero dimenticheremo mai: la frase tormentone: "Fiorenzuola Melotti dipendete", la rete di Sandro nel “drammatico” spareggio-salvezza contro la Bergamasca che ci ha spianato la strada verso la vittoria, il gol-capolavoro contro il capolista Casale nel 2003 che ha sancito il trionfo per 2-1 in inferiorità numerica del Fiore di Luigi Galli (9 contro 11), la decisione di restare a Fiorenzuola nell’estate del 2007 e nel gennaio 2008 con la squadra in corsa per lo scudetto rifiutando grosse offerte di altri club, i suoi famigliari sempre presente in trasferta con i tifosi, tutte le volte che ha stretto i denti e ha dato il massimo nonostante i problemi al ginocchio, non ha mai portato a casa un cartellino rosso che fair-play, la tripletta di Reno Centese nel settembre del 2007, il colpo da maestro nella sfida decisiva nella tana della Pavullese nella stagione 2007/08, e infine le belle parole di riconoscenza ai suoi tifosi rossoneri nell’ultima intervista d’addio lasciata ai quotidiani.
Ha avuto inoltre il merito di formare e crescere tanti giovani lui che ha calcato per decenni i campi della serie C, con quattro promozioni in bacheca, nessuna retrocessione e due spareggi per la promozione in serie B con la maglia del Gualdo e del Brescello, con un assaggio di torneo Cadetti nel Castel di Sangro non fortunato causa infortunio. Lui che in carriera ha avuto come maestri allenatori del calibro di: Luigi Del Neri attuale tecnico della Sampdoria in serie A, Walter Alfredo Novellino, Alberto Cavasin, Osvaldo Jaconi, Gianfranco D’Astoli è stato leader e anima del Fiorenzuola per tanti anni. Professionista vero in campo e fuori. Straordinario fuoriclasse. Chioccia per tanti giovani. Eroe di tante battaglie. Fantastico Condottiero.
A detta degli assidui appassionati sportivi Fiorenzuolani che hanno vissuto gli anni del Fiorenzuola di Masi e del periodo d’oro della serie C non ricordano altro calciatore così forte tecnicamente e allo stesso tempo così legato alla maglia come il “Melo”.
Melotti, lascia la fascia da capitano e la maglia rossonero numero 7 fra lo scalpore generale. Lascia con rammarico il Fiorenzuola alla vigilia del suo trentasettesimo compleanno per le scelte e i piani di rinnovamento della società. Oggi come oggi, pensare di scovare un calciatore in grado di farsi carico dell’eredità lasciata da questo ragazzo di trentasette anni non sembra impresa facile.
Lui che è fiorenzuolano e che ha dichiarato che voleva concludere la carriera nella sua città, lascia ai Fiorenzuolani il meraviglioso ricordo di tante domeniche indimenticabili, domeniche di grande calcio, domeniche di passione, corsa e tanto cuore; il ricordo indelebile di un calciatore che ha dato tanto ai Fiorenzuolani e alla squadra di calcio della sua città.
papua, la DecinaUltras, i tuoi compaesani


MELOTTI Sandro
31/05/1972 Parma
Centrocampista (trequartista) m 1.74, kg 66
1989/90 Suzzara C2 7 -
1990/91 Ravenna C2 16 -
1991/92 Ravenna C2 6 -
1992/93 Gualdo C2 31 - p
1993/94 Gualdo C1 34 7
1994/95 Gualdo C1 28 7
1995/96 Gualdo C1 23 -
1996/97 Gualdo C1 - -
" - /97 Castel di Sangro B 7 -
1997/98 Brescello C1 9 3
1998/99 Brescello C1 28 -
1999/00 Brescello C1 22 -
2000/01 Brescello C1 2 -
" - /02 San Marino C2 15 -
2001/02 Gubbio C2 29 3
2002/03 FIORENZUOLA D 28 5
2003/04 FIORENZUOLA D 33 18
2004/05 Pizzighettone C2 30 4 p
2005/06 FIORENZUOLA ecc 33 15
2006/07 FIORENZUOLA ecc 32 13
2007/08 FIORENZUOLA ecc 33 13 p
2008/09 FIORENZUOLA D 29 8

mercoledì 10 giugno 2009

INDIMENTICABILE PIVA

Già da anni in gradinata ci chiedevamo alla domenica: “e se un giorno dovesse andarsene come faremo senza di lui?” Dennis Piva quel ragazzo piacentino poco più che ventenne che ha lasciato un segno profondo nella storia di una società di calcio e nella memoria e nel cuore dei suoi tifosi per il costante impegno dimostrato e il grande attaccamento alla maglia rossonera del Fiorenzuola.
Capelli ingellati e sparati in alto, naso aquilino, ragazzo disponibile e garbato, fisico longilineo e nervoso, fede milanista dichiarata, vive a Castel San Giovanni; Dennis Piva approda in Valdarda nell’estate del 2003, giovanissimo a soli 19 anni, in prestito dal Piacenza. Nella sua prima esperienza in rossonero targata Luigi Galli, colleziona 20 presenze al debutto in serie D. Nella stagione successiva la società ridimensiona l’organico e il posto lasciato vagante dall’esperto Riccardo Castagna viene preso dal nostro Dennis. La stagione si conclude con un penultimo posto e la retrocessione in Eccellenza, il difensore ex Primavera del Piacenza colleziona 27 presenze e mette a segno il suo primo gol in serie D a Castelfranco Emilia contro la Virtus. Si riparte dall’Eccellenza, il nuovo D.s. Marzio Merli e il tecnico esordiente Massimo Perazzi sono pronti a scommettere ad occhi chiusi su di lui e gli affidano da subito un posto da titolare e il compito di affiancare al centro della difesa l’esperto Castagna di ritorno dal Suzzara. Piva ritrova due suoi ex compagni di squadra negli anni delle giovanili al Piacenza: il portiere cremonese Luca Carnevali e il centrocampista Luca Sozzi. L’infortunio al setto nasale occorso nella gara di Coppa contro il Crociati Zibello non lo piega ma gli fa perdere il primo sentitissimo derby contro il Fidenza di Matteo Rastelli. Il Fiore parte forte in campionato ed è protagonista nei quartieri alti della classifica. Assieme a Castagna, Sandro Melotti e ai compaesani Roberto Alberici e Marco Dallagiovanna, Dennis è fa parte della colonna portante della squadra. Al termine della stagione la somma dei gettoni di presenza farà 31 con 3 acuti personali tutti siglati al Comunale rispettivamente contro Correggese, Termolan Bibbiano e Sant’Agostino. Bellissimo il gol-vittoria rifilato al Sant’Agostino in girata con corsa sotto il settore degli ultras rossoneri che gli avevano dedicato lo striscione “Piva uno di noi”. L’anno dopo non c’è più Perazzi sulla panchina rossonera ma il parmigiano Massimo Abbati. Piva è confermato ed ecco un altro campionato su alti livelli con 29 presenze e 2 reti (a Meletole e a Bibbiano). Il Fiorenzuola perde il testa a testa contro il Crociati di Osio e si classifica al secondo posto che significa disputare la prima fase degli spareggi promozione contro la Savignanese. Nella gara d’andata, a sorpresa, il Fiore affonda sotto i colpi dei modesti romagnoli che espugnano il Comunale con un roboante 4-1. Per la gara di ritorno tutto sembra compromesso e solo una ristrettissima cerchia di rossoneri crede nell’impresa tra cui Piva. I ragazzi danno tutto ma la vittoria per due reti ad uno non basta. Il dopo partita è molto toccante con i rossoneri che vanno a ricevere comunque l’applauso del manipolo di 25 ultras presenti in Romagna. Piva saluta i suoi tifosi in lacrime donando la preziosa maglia numero sei a Jameson, il ras degli ultras.
La stagione seguente vede il ritorno in Valdarda dell’amico-allenatore Massimo Perazzi. Se ne va l’esperto Castagna e i gradi di vice-capitano passano a lui che ha due nuovi compagni di reparto che lo affiancheranno in tante battaglie: il lodigiano Geremia Dragoni e il milanese Marcello Lambrughi. Il gruppo si consolida ed è sempre più compatto. Con i compagni Orrù e Melotti è legatissimo, il rapporto con loro è speciale. Il Fiorenzuola mantiene il comando della classifica dall’inizio fino alla fine del campionato. Dennis chiude la stagione giocando tutte e 34 le partite e realizzando una rete. I festeggiamenti del 4 maggio per il ritorno in serie D del Fiorenzuola e una promozione che mancava in Valdarda da 15 anni iniziano a Casalmaggiore per poi proseguire a Fiorenzuola. All’alba del giorno successivo Piva si fa tutto il viaggio di ritorno con attaccata alla sua Smart la grande lettera “D” disegnata dagli ultras su un drappo. Nonostante alcune allettanti offerte economiche di club di Eccellenza, Dennis rimane in riva all’Arda anche per la stagione 2008/09 ed è uno dei protagonisti del sorprendente girone di andata della matricola Fiorenzuola. In questa stagione abbiamo l’onore di vederlo sei volte con la fascia da Capitano a sostituire l’assente Melotti. Nel gioco aereo è implacabile e assieme a Lambrughi fermano con maestria gli assalti alla porta rossonera per l’intera stagione che culminerà con il terzo posto e l’accesso ai play-off. E’ ancora una volta sempre presente in campo con 34 presenze e 1 gol ed è un esempio di fairpay con soli due cartellini gialli collezionati. Trovatemi un difensore come Piva che cerca di non commettere mai fallo? Nella primavera 2009 qualcosa non va come deve andare, la società in un primo momento gli comunica che è libero di trovarsi un'altra squadra poi torna sui suoi passi richiamandolo per trattare la conferma. Intanto si è fatto avanti il Fidenza che ha offerto al nostro vice-capitano un buon ingaggio e un progetto vincente. Piva lascia a malincuore Fiorenzuola dopo sei anni di permanenza. Noi che lo volevamo rossonero a vita, noi che lo volevamo Capitano del nuovo Fiorenzuola siamo rimasti delusi e amareggiati nel vederlo partire con destinazione Fidenza, la società rivale, la società che odiamo più di ogni altra cosa.
Sei anni in rossonero non si dimenticano. 175 presenze in campionato con 8 reti da ripartire in momenti belli e in altri che sono l’esatto contrario perché qui da noi, il nostro Piva le ha provate veramente tutte: da annate difficili con una squadra quasi allo sbando (vedi l’anno della retrocessione in Eccellenza) a stagioni ricche di successi e soddisfazioni. Nei momenti difficili Dennis ha stretto sempre i denti lottando fino alla fine. E’ cresciuto nel Fiorenzuola: mai una cazzata e quante battaglie vinte, un vero baluardo in mezzo alla difesa, quante soddisfazioni indescrivibili ci ha dato la nostra Bandiera. Il suo massimo impegno alla causa rossonera non è mancato mai una volta, un esempio, una Leggenda, un calciatore d’altri tempi mi viene da dire. Dennis Piva è e rimarrà speciale per noi tifosi del Fiorenzuola per tutto quello che ha fatto per noi e per la squadra della nostra città. Non avremo mai abbastanza riconoscenza per tutto quello che ci ha dato questo fantastico ragazzo. Indimenticabile Dennis.
papua, la DecinaUltras


PIVA Denis
31/05/1984
Difensore (stopper)
2002/03 Piacenza A - -
2003/04 FIORENZUOLA D 20 -
2004/05 FIORENZUOLA D 27 1 r
2005/06 FIORENZUOLA ecc 31 3
2006/07 FIORENZUOLA ecc 29 2
2007/08 FIORENZUOLA ecc 34 1 p
2008/09 FIORENZUOLA D 34 1

venerdì 27 marzo 2009

Le Nostre Bandiere

Non ci siamo capiti. Questo spazio del blog non tratta di bandiere intese come drappi di stoffa rossonera da sventolare al cielo quando gioca il Fiore. Qui, con "Bandiera", intendiamo quei calciatori che a Fiorenzuola hanno lasciato il segno. Che a distanza di anni sono ancora ricordati dai Fiorenzuolani per le loro gesta, il loro attaccamento alla maglia rossonera (sempre onorata). Calciatori che ci hanno riempito di orgoglio e non dimenticheremo mai.



ROCCO CRIPPA (classe 1967, Milano)



MASSIMO PAVANEL (classe 1967) e STEFANO POMPINI
(classe 1963, Noceto PR)


GIANNI MATTICARI (classe 1966, Narni TN)


DONATO PUGLIESE (classe 1984, Milano)

DENNIS PIVA (classe 1984, Castel San Giovanni PC)


ROBERTO ALBERICI (classe 1972, Castel San Giovanni PC)


MICHELE TAGLIAVINI (classe 1982, Noceto PR)


MASSIMO PERAZZI (classe 1971, Piacenza)


SANDRO MELOTTI (classe 1972, Sorbolo PR)


U.S. FIORENZUOLA 1922 - STAGIONE 2007/09 - PROMOSSO in SERIE D
L'organico: CARNEVALI Luca, DEI FORTI Giuseppe, NEGRI Luca, CRITELLI Lorenzo, FANTINI Davide, PIVA Denis, MARTINI Thomas, DRAGONI Geremia, LAMBRUGHI Marcello, TRAPANI Claudio, CHIAPPAROLI Alessandro, VINCINI Stefano, ARMANI Andrea, MELOTTI Sandro, ORRU' Marco, RANCATI Pietro, BONGIORNI Filippo, VOJKIC Boris, ZANE Kadre, ANACLERIO Vito, NUVOLATI Paolo, FERMI Daniele, FRANCHI Luca, ROSI Luca, VALLA Davide, PALAZZINA Elia Ennio
All. PERAZZI Massimo, All.2^ BUSCONI Luciano, D.s. Marzio Meli, All. port. Paolo Dazioli.
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ALTRI CALCIATORI CHE HANNO LASCIATO UN OTTIMO RICORDO:
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- DANILO BERTELLI (1955 Casalmorano CR) bomber e capitano fine anni 70'-anni 80', 10 stagioni in rossonero.
- CORRADO "Speedy" PORCARI (1956 Fidenza) e MASSIMO PORCARI (1961 Fidenza)
- HUGO DANIEL RUBINI (1969 Buenos Aires, Argentina)
- GIUSEPPE BARONCHELLI (1971 Torbole-Casaglia BS)
- ERMANNO FUMAGALLI (Treviglio BG)
- ANDREA CICERI (1975 Lodi)
- VINCENZO RAMUNDO (1983 Castel San Giovanni PC)
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ROCCO L'UNICO
Rocco Crippa nasce a Milano nel 67’. Lo porta a Fiorenzuola l’allenatore Chierico nel 88’. Cresciuto nelle giovanili del Milan esordisce nel campionato Interregionale lombardo a 18 anni nel Sant’Angelo. Milita nel Fiorenzuola negli anni migliori. In tutto saranno nove anni di cui 3 in Interregionale, 3 in C2 e 3 in C1. Festeggerà 2 promozioni: la prima dai dilettanti alla C2 nel 89-90 e la seconda dalla C2 alla C1 nel 92-93 sotto la guida di mister Veneri. Collezionerà in tutti 263 presenze e 10 reti, senza contare le partite di coppa. Alla domenica, nei suoi primi anni in valdarda (quando Rocco era ancora minorenne), ricordo sempre presente nel parcheggio dello stadio un taxi giallo pronto ad aspettarlo. Presumo che suo padre fosse taxista. Indossa la fascia da capitano nei primi 3 anni di C1 del Fiorenzuola. Dapprima è impiegato come mediano poi con l’avvento in panchina di Giorgio Veneri viene trasformato in difensore centrale. Nel 91-92’ la Reggiana bussa alla porta per averlo. Rocco però è intoccabile, è una “colonna” della squadra di Busatta che ha ambizioni di promozione. In campo è tutta grinta e agonismo. Ottimo il rapporto che instaura con i sostenitori rossoneri. Lo ricordo soprattutto per aver letto del suo bel gesto di Trieste. Era l’anno 92-93’ e il Fiorenzuola matricola terribile sbancò lo stadio Nereo Rocco con un meritato 2-1 in una domenica grigia di autunno. Crippa aprì le marcature e a fine gara, straripante di gioia, fu il primo a correre sotto il settore ospiti per salutare e ringraziare i 15 ultras del Fiorenzuola presenti. Da quella domenica i tifosi esposero sempre lo striscione “Rocco l’unico”. Da ricordare nella stessa stagione la rete del momentaneo vantaggio realizzata allo stadio Bentegodi, contro il Chievo. Dirige con carattere la squadra nelle partite di coppa Italia entrate nella storia. All’Olimpico contro la Roma e in casa contro il Torino. Non gioca la gare contro l’Inter, forse era squalificato. Lui che è milanese, chissà quanto ha sofferto il fatto di non aver giocato quella partita. Diventa punto di riferimento inamovibile della rocciosa difesa che contribuì ad ottenere il magico 3° posto nel campionato di C1 94-95’. Fu l’unico che in campo scoppio in lacrime dopo i rigori dell’amaro spareggio di Bologna per la promozione in B.
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IL BOMBER DI NOCETO
“Pompini ed il gol, due amici inseparabili”
Per l’attaccante nocetano Stefano Pompini l’avventura in rossonero inizia nell’estate del 1989. Prelevato dal Reggiolo dove ha realizzato 15 reti in 31 gare, Stefano sarà uno dei protagonisti assoluti della magica scalata del Fiorenzuola alla promozione in C2. E’ come detto l’anno 1989/90, campionato di Interregionale, girone A. Chi ha buona memoria ricorda sicuramente la mitica coppia del gol Pompini-Pedrazzini con il secondo trasformato all’occorrenza in attaccante da mister Marco Torresani. Pompini in quell’anno mise a segno 12 centri e i tifosi fiorenzuolani dalle gradinate gli riservavano sempre il seguente coro: “E’ lui! E’ lui! E’ il bomber di Noceto!!!”. Quante risate ci siamo fatti leggendo sulle pagine del nostro quotidiano locale il titolo che commemorava una doppietta realizzata da Stefano: “Pompini a raffica. Sammargheritese ko” o sulla Gazzetta dello sport ancora un “Pompini a raffica” ai tempi dell’Ascoli. La prima rete del Fiorenzuola nei professionisti la siglò proprio lui contro il Pergocrema di Veneri, al “Francani” di Salsomaggiore, colpo di testa e palla nel sacco per l’1-0 che valse i primi due punti in classifica. Fantastica la calzamaglia nera che indossava nelle domeniche invernali, quando il terreno era ghiacciato o innevato. Le sue scorribande in area sono rimaste ancora oggi nella memoria dei tanti. Nei tiri dal dischetto era infallibile ed era abilissimo a procurarseli. Nonostante la bassa statura non era male neppure nei colpi di testa. L’attaccante dai capelli neri tagliati a caschetto aveva però un caratterino non facile da gestire. Rimase anche nei primi tre anni della C2 realizzando nella stagione 1990/91 11 reti sotto la guida di Gianni Seghedoni (il grande maestro) e con Massimo Spezia compagno di reparto. Nella stagione successiva arriva la consacrazione con il bottino che sale a 13. Nell’ultima stagione in rossonero ne realizza 9 per un totale di 45 reti (a cui vanno aggiunte le 5 siglate in Coppa Italia) in quattro stagioni. Dopo tante reti a destra e a sinistra ecco arrivare il patatrac. Anno 1992/93, stadio Briamasco, Trento-Fiorenzuola, Pompini reagisce ingenuamente alle continue provocazione dell’esperto marcatore Sanguin. L’arbitro lo caccia dal campo e scattano così 3 turni di squalifica che fanno andare su tutte le furie mister Veneri. Pompini è messo alle strette. Giorgio Veneri decide di far giocar la squadra con una sola punta, da quel maledetto incontro in poi Stefano diventerà la riserva di Giovanni Rossi (14 reti a fine stagione per l’attacante toscano). Alla trentaduesima giornata è comunque decisivo. Insacca la sofferta rete dell’1-0 che stende il modesto Ospitaletto. Bisogna però aspettare la trentaquattresima giornata per festeggiare la promozione in C1. Pompini, nonostante l’annata vissuta in ombra mette a segno 9 gol. La decisione è sofferta ma irrevocabile: a settembre lascia Fiorenzuola e il professionismo opponendosi al desiderio del presidente Villa che lo voleva a tutti i costi confermare. “Sarò eternamente grato a Gianni Seghedoni, mi ha insegnato a pensare da professionista. E’ stato per me un grandissimo maestro, quasi un papà. Avere contribuito a dare la possibilità al Fiore di confrontarsi con Bologna, Como e Triestina è una soddisfazione che non dimenticherò mai. Fiorenzuola mi ha dato tanto, spero di aver ricambiato. La volontà e l’impegno da parte mia non sono mai mancati. Indossare la maglia del Fiorenzuola per me è stato un onore” questo è il bel messaggio di congedo della punta nocetana, rivolto a società, compagni di squadra e tifosi. Non è un bluff. Stefano ricomincia veramente tutto da capo sposando l’allettante proposta economica della Casalese (quattro anni di contratto), compagine cremonese neopromossa nel campionato di Interregionale in cui militano Silvano Mazzi e Giuseppe Ravasi, suoi ex compagni. I dirigenti lombardi fanno firmare un contratto opulento al trentenne Pompini. L’attaccante ricambia il tutto realizzando 17 reti. La società di Casalmaggiore ringrazia perché le reti di Stefano hanno contribuito al raggiungimento di una tranquilla salvezza. In C2 ci va il Brescello di Gian Marco Remondina e mister D’Astoli. Il capocannoniere del girone C è ricercato da tutti (Pompini capocannoniere con alle spalle in classifica marcatori l’ex compagno dei tempi del Fiorenzuola Massimo Spezia ora al Sassuolo e Silvio Della Giovanna del Fanfulla). Alla fine la spunta il Brescello. Anche nel paese di Don Camillo e Peppone, Pompini realizza scaterbe di gol conquistando la promozione in serie C1. Nella stagione 1996/97 passa addirittura all’Ascoli del tecnico Francesco Scorsa e degli ex rossoneri Manuel Milana, Manolo Manoni e William Viali, campionato di C1 girone B. Dopo la positiva avventura in terra marchigiana (11 reti) si accasa al Rimini di Arnaldo Franzini, Andrea Tedeschi e Maurizio Neri, per poi terminare la carriera dove è iniziata: a Colorno. Appese le scarpette da bomber al chiodo Stefano non riesce a stare lontano dal pallone e decide di intraprende la carriera da allenatore. E’ allora ancora il Fiorenzuola del presidente e amico Antonio Villa a proporgli una allettante esperienza da allenatore sulla panchina degli allievi nazionali. L’ex attaccante accetta di buon grado, guidando i ragazzi in un buon campionato. Alle lusinghe del settore giovanile del Modena, Pompini non riesce a dire di no. Lascia ancora la città sull’Arda stabilendosi nella società gialloblu per 4 anni. Nel 2004/05 il ritorno in Valdarda, ma stavolta sulla panchina della prima squadra. O meglio in panchina ci sta Bonioli ma le decisioni le prende Pompini. La situazione è critica c’è una squadra all’ultimo posto da salvare. Mancano poche giornate, la reazione dei ragazzi di Pompini c’è ma non basta. Il Fiorenzuola retrocede in Eccellenza. Oggi l’ex bomber rossonera è il tecnico del Colorno, campionato di Promozione. Il figlio Simone, mascotte rossonera nella magica stagione 1992/93, ha affrontato il Fiorenzuola negli ultimi due anni. Come il padre, Simone è attaccante e veste la maglia dei Crociati. Per concludere vale la pena di ricordare una cosa. Pompini si è guadagnato la serie C a 27 anni. Troppo tardi per un attaccante che ha sempre realizzato valanghe di gol. A Fiorenzuola lascia ancora oggi tanti amici e buoni ricordi.Concedetemi allora di alzare per l’ultima volta con voi questo coro: “E’ lui! E’ lui! E’ il bomber di Noceto!!!”
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PA!-PA!-PAVANEL!!! PA!-PA!-PAVANEL!!!
Massimo Pavanel è chiamato a vestire la maglia rossonera nel 1991-92, campionato di serie C2 girone A. Se lo era portato dietro da Ravenna il tecnico veneto Pier Luigi Busatta. Una grande occasione Pavanel l’aveva avuta nell’estate del 1990, quando la dirigenza del Piacenza aveva bussato timidamente alla porta della Centese per portarlo all’ombra del Gotico. Alla fine Pavanel non seguì il suo allenatore Gigi Cagni chiamato ad allenare il Piacenza in C1, si accasò in Romagna alla corte di patron Corvetta. A Ravenna Massimo colleziona solo 18 presenze. In Valdarda c’è il riscatto. Due ottime stagioni culminate con la storica promozione dei rossoneri in C1. 57 presenze e 4 reti in campionato. Centrocampista incontrista tutta grinta, gladiatore instancabile nonostante i problemi alla schiena. Ottimi i rapporti con i compagni e con la tifoserie. Osannato dagli Ultrà Fiore con il ritmico coro: “Pa!-Pa!-Pavanel!!! Pa!-Pa!-Pavanel!!!”. A fine stagione l’ennesima delusione. Pavanel non rientra più nei piani del Fiorenzuola, non viene confermato. La C1 per il forte centrocampista di Portogruaro rimane un sogno. Rifiuta l’offerta del Saronno e per rimanere in C2 scende al Sud a Monopoli. In maglia biancoverde ottiene un quinto posto in classifica in un finale burrascoso che vede il Monopoli del celebre presidente Pasquale Bellomo* (ve lo ricordate in “Mai dire goal!”???) escluso per inadempienze finanziarie al campionato di C2 anno 1994/95. In quel Monopoli di mister Gabriele Geretto militavano Andrea Polmonari e il bomber De Carolis. Nell’estate del 1994 arriva a Trieste, città che lo ha ospitato per tre stagioni (83 presenze, 6 reti) e alla quale rimarrà sempre legato, creando una lunga lista di tifosi affezionati. E’ l’annata 1994/95 e il capitano Pavanel festeggia con gli alabardati il ritorno in C2 della gloriosa Triestina. Anni duri, anni difficili. “Il mio rapporto con mister Berruato non era buono. In ritiro, si mangiava in una foresteria ma si era tutti felici. Fantastico il rapporto di amicizia con i compagni di squadra, specialmente con Polmonari e Zocchi. Nella mente rimarrà sempre il ricordo della mia rete dell’1-0 rifilata alla Carlos Dunga al Livorno nell’anno 1996”. Nel 1997/98, all’età di trent’anni arriva finalmente la C1. Ma la geografia con i suoi punti cardinali è inevitabilmente stravolta per l’ennesima volta. Pavanel fa la borsa e scende di nuovo al Sud, stavolta non in Puglia ma in Campania a Torre Annunziata. L’avventura nelle file coralline (dove giocano fra l’altro il portiere Belardi, Grava e l’attaccante Omar Nordi oggi al Fidenza) finisce male. La Turris di Gabiele Geretto (già tecnico di Massimo ai tempi di Monopoli) retrocede in C2 al termine dei play-out. Nell’estate del 1998, Pavanel torna al Nord, nel suo Veneto. Con la casacca del Mestre di mister D’Alessi ottiene una tranquilla salvezza in C2 giocando al fianco dell’ex rossonero Walter Antonello, di Birtig compagno di squadra ai tempi della Triestina, e il figlio d’arte Graziani. Nel 1999/00 inizia nel Padova di De Zerbi, Della Giovanna, Gasparetto, Rosa e degli ex rossoneri Colombo, Tacchi e Trotta per poi concludere la stagione nel Mantova, sempre in C2, insieme al fantasista Federico Lunardon. Nel luglio 2001 saluta definitivamente il calcio professionistico approdando a Gradisca all’Itala San Marco. Con questa squadra ritornerà dopo due stagioni, ma in veste di allenatore, anche se la sua permanenza sarà breve, in quanto deciderà di dimettersi dopo un paio di mesi a causa delle esigenze particolari della società biancoblù. La sua prima apparizione in qualità di tecnico avviene, comunque, nel 2004 in serie D con la Sanvitese, ottenendo la salvezza al termine di un campionato altalenante e dalle mille sfaccettature. Quest’anno il “Kaiser” (o il “Pava”) ha allenato il Monfalcone in Eccellenza. Ha riportato i tifosi azzurri numerosi al Comunale facendo assaporare gusto della serie D sfiorata ai play-off. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti ma nonostante tutto Fiorenzuola non ti ha dimenticato! “Pa-Pa-Pavanel!!!! Pa-Pa-Pavanel!!! Pa-Pa-Pavanel!!!”.
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ORAZIO MILLESI
Prodotto del settore giovanile del Monza, esordisce a soli 17 anni in prima squadra. E’ la stagione 1994/95, campionato di serie C1 e il promettente attaccante di origini catanesi si toglie la soddisfazione di vestire la maglia da titolare nella semifinale dei play-off proprio contro la sua futura squadra: il Fiorenzuola del presidente Antonio Villa.La scalata alla serie B della società brianzola si arresta proprio contro i rossoneri e nella stagione successiva Orazio viene mandato a farsi le ossa in C2, alla Solbiatese. Nell’estate del 1996 torna alla base ma a metà stagione viene utilizzato come merce di scambio per ottenere dal Fiorenzuola il forte centrocampista Omar Milanetto che in Valdarda sta deludendo. Millesi e tanto denaro arrivano al Fiorenzuola, mentre al Monza di Giorgio Rumignani sbarca Milanetto. E’ l’anno 1996/97 e al Fiorenzuola ultimo in classifica è in atto una totale rivoluzione. 14^ giornata di campionato, stadio “Artemio Franchi” di Siena, Orazio fa il suo esordio con la maglia rossonera entrando nella ripresa. Il ragazzo si muove bene e a pochi minuti dal termine realizza con grande freddezza il gol del 2-1 per la squadra di Cavasin su calcio di rigore. Da qui in poi Orazio vivrà una stagione da protagonista giocando tutte le partite (in totale 20) e segnando 6 reti. Il Fiorenzuola di Alberto Cavasin (subentrato a Luigi Capuzzo) ottiene la salvezza e Millesi a soli 20 anni diventa l’uomo-mercato. Lo vuole la Cremonese, la Reggiana e il Genoa ma il presidente del Fiorenzuola fa i salti mortali per trattenerlo. Rimane a Fiorenzuola per fare coppia con un altro promettente giovane: Luca Toni. Le cose però non vanno bene, i due ragazzi compagni di attacco anche nella Nazionale di serie C under 20 allenata da Boninsegna deludono. Il Fiorenzuola retrocede e Orazio (29 presenze e 4 reti) viene ceduto al Chieti in serie C2. Le cose non vanno bene neppure in Abruzzo. Millesi A dicembre torna al Nord per vestire la maglia della Biellese sempre in C2. Nella stagione 1999/00 scende addirittura nei dilettanti. Contattato dalla ambiziosa dirigenza del Fidenza, Orazio si convince ad accasarsi in riva allo Stirone. La stagione è positiva, in coppia con Rastelli e Aleksic, Millesi mostra numeri e qualità da categoria superiore. Nella stagione 2000/01 lascia il Fidenza di Natalino Gottardo per trasferirsi alla Sanremese sempre nel campionato nazionale dilettanti. In Liguria dove gli fa da riserva il promettente Stamilla futuro calciatore del Piacenza in serie B colleziona un bottino di 16 reti. La Sangiovannese (serie C2) di Leo Acori (oggi allenatore del Rimini, in seie B) decide di scommettere su di lui. Orazio ripaga la fiducia del club toscano disputanto un ottimo campionato (9 reti in campionato al fianco di Ciccio Baiano). Viene confermato in toscana anche per l’annata 2002/03, stagione che rappresenta l’ultima apparizione fra i professionisti per l’attaccante catanese. Negli anni successivi si stabilisce in serie D. Prima a Cuneo due stagioni da protagonista con 21 reti poi ad Alessandria. Con la gloriosa maglia grigia ha sfiorato la promozione in serie C nell’anno 2005/06 (13 reti). Nell’ultima stagione sempre nelle file della società dell’Orso grigio il trentenne Millesi ha fatto molta panchina realizzando comunque 6 reti.
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GIANNONE MATTICARI
Nasce a Narni in provincia di Terni nel 1966. Arriva nella città sull’Arda a novembre, nel mercato di riparazione della stagione 1996/97. La squadra affidata a Cavasin dopo l’esonero di Luigi Capuzzo è ultima in classifica nel difficile girone A della C1. Per curare l’attacco anemico la società fa arrivare dalla Fermana (squadra marchigiana che milita nel girone B della C1) l’attaccante umbro. Il neoacquisto ha sguardo da duro, capelli lunghi biondi, fisico possente e un curriculum calcistico di tutto rispetto. Ha militato fra le altre nel Barletta e nella Salernitana. Alla fine del campionato il suo bottino realizzativo è di una rete ma nonostante ciò è risultato determinante per la salvezza-miracolo del Fiorenzuola. Esordisce nella partita interna contro la Pistoiese. Apre varchi e serve assist ai compagni lanciati a rete. Quando si dove difendere si sacrifica senza tante storie e diventa il libero aggiunto della squadra. Abituato agli scontri infuocati dei campi del Sud, trasmette in campo ai compagni tutta la sua astuzia e la sua caparbietà. I contrasti di gioco più duri sono pane per i suoi denti. Nello spogliatoio e fuori è un leeder. La sua figura è veramente molto bizzarra. Lo ricordo scorrazzare in Golf grigia sulla via Emilia e per le vie del paese sempre con entrambi i finestrini completamente abbassati e la sigaretta in mano. A notte fonda lo potevi incontrare nei bar ancora aperti di Fiorenzuola. Nei pomeriggi miti di aprile si allena con addosso 3 maglie e l’impermeabile per eliminare i chili di troppo. Mai puntuale all’orario di partenza del pulman della squadra, si è fatto più di una volte la trasferta con la sua auto. C’è chi sostiene che negli spogliatoi prima delle partite si spalmasse sui gomiti una particolare pomata che al contatto provocava irritazioni sulla pelle del suo diretto marcatore. Ad Alessandria sottopose all’esperto difensore di casa Lizzani ogni sorta di angheria. Riuscì a farlo espellere ad un quarto d’ora dalla fine e grazie alla superiorità numerica vincemmo 1-0 per la quinta vittoria consecutiva di campionato. Alla fine però rischiò il linciaggio da parte degli inferociti ultras locali. Dovette lasciare lo stadio Moccagatta di nascosto, su una vettura dei carabinieri. Nella stagione successiva non fu confermato. Sarà un caso ma il Fiorenzuola l’hanno dopo retrocesse in C2. La società rossonera disse che fece di tutto per trattenerlo ma lui preferì trasferirsi vicino a casa. Forse stufo della tranquillità della piazza piacentina, si accasò al Sud, nella Juve Stabia, compagine campana dell’interland napoletano. Un paio di anni dopo, in città girava voce che Gianni era stato aggredito fuori da casa sua. Alcuni tifosi-contestatori della sua squadra (la Sambenedettese) lo avevano atteso al suo rientro. Dopo pochi attimi la situazione si risolse con i tifosi in fuga a gambe levate. Oggi all’età di 40 anni non ha ancora appeso le scarpe al chiodo. Gioca nel Real Avigliano in prima categoria umbra.
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GIUSEPPE BARONCHELLI
Voluto fortemente da mister Cavasin per rinforzare il reparto arretrato, venne prelevato dal Brescia per una cifra che si aggirava sui 200milioni di vecchie lire. Inizialmente la condizione atletica del possente difensore non era granchè. In Lombardia è rimasto fermo quattro mesi perché messo fuori rosa su precisa richiesta dei tifosi, episodio che aveva suscitato la giusta indignazione di tutti i quotidiani nazionali. Il 6 dicembre 1996 dopo l’incontro di serie A Brescia-Parma, il giocatore ebbe un violento scontro con gli ultras bresciani in pieno centro. Volarono insulti, pugni e schiaffi. Giuseppe li denunciò e da quel momento subì ogni sorta d’ angheria. Sino all’epilogo sconcertante: o lui o noi dissero gli ultras al presidente Corioni. In Valdarda divenne ben presto uomo-squadra. Con lui in campo, gli attaccanti avversari passavano domeniche grame. Beppe era anche un ottimo colpitore di testa. Alla fine della stagione conquistò con i compagni una salvezza che aveva dell’incredibile. Fiorenzuola lo ripagò trasformandosi in un secondo trampolino di lancio. Infatti, nell’anno successivo fu lasciato libero di accasarsi a Lecce, in serie A (non prima del versamento dell’opulenta contropartita in denaro dei dirigenti salentini nelle casse rossonere). Si presentò comunque a Fiorenzuola nel giorno del ritiro, nell’estate del 1997, per salutare di cuore compagni di squadra, staff tecnico e tifosi.
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CICERONE
Andrea Ciceri nasce a Lodi il 20 giugno 1976. Esordisce con la maglia del Fanfulla nella stagione 1992-93 a diciassette anni, nel campionato nazionale dilettanti. Viene notato dagli osservatori della Lazio che decidono nell’anno successivo di portarlo a Roma per vestire i colori biancoceleste della squadra primavera. La grande occasione non viene sfruttata e nell’estate del 1994 Andrea torna nella sua Lodi. Matura la sua esperienza calcistica disputando sei anni di interregionale da mediano titolare nel Fanfulla, gioca anche per una stagione nel Pavia. Nell’estate del 2001 si presenta come calciatore in prova nel Fiorenzuola di mister Querin. Ciceri ha un fisico possente, buoni piedi e confidenza con il gol, è però un esordiente, non ha mai giocato in serie C. Nel giro di qualche mese viene aggregato alla rosa titolare che con fatica sta cercando di evitare la retrocessione diretta conquistandosi un posto nei play-out. Il biondo centrocampista lodigiano lotta come un leone e dopo vari spezzoni diventa titolare, collezionando 19 presenze e realizzando due reti (nelle gare interne contro Brescello e Gubbio). Il campionato termina con l’annunciata retrocessione in serie D del Fiorenzuola. La società sull’orlo del baratro cerca un nuovo presidente e calciatori esperti che possano dare il loro contributo a salvare la squadra dalla retrocessione in Eccellenza. Ciceri inseguito dalla Cremonese cede alle promesse dei dirigenti rossoneri e firma la sua conferma in Valdarda. Il campionato è difficile e a “Cicerone” viene consegnata (grazie al voto unanimità dello spogliatoio) la fascia di capitano. Grazie all’importante ingresso in società dell’imprenditore Faggioli (attuale vicepresidente) arrivano i primi rinforzi come manna dal cielo: l’attaccante Fabio Centofanti dallo Jesi e il trequartista Sandro Melotti dal Gubbio. Con Sandro l’intesa è da subito eccezionale e i due andranno a comporre la miglior coppia di centrocampo del girone. Nel girone di ritorno la squadra di mister Galli recupera punti su punti e nello spareggio-salvezza contro la Bergamasca conquista la salvezza. Ciceri diventa colonna del Fiorenzuola anche nella stagione successiva. Memorabile la prestazione di Andrea nella partita interna contro il Voghera di Franzini, Rastelli e Guglieri. Segna di testa la rete del pareggio fra gli insulti vibranti degli ultras ospiti che se lo ricordano negli anni in cui militava a Pavia e a Lodi. Il biondo centrocampista lodigiano ha dimostrato in Valdarda carattere e temperamento. A Fiorenzuola è stato un vero leader in campo sia fuori quando nelle cene di squadra al podere Covatorta teneva banco con le sue battute.
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DAI TAGLIA! FACCI LO SCORPIONE
Michele Tagliavini è un terzino destro classe 1982, nato a Parma. Dopo la trafila nelle giovanili del Parma viene mandato in C2 alla Sangiovannese, ambiziosa realtà del calcio toscano, per fare esperienza. Un brutto infortunio lo tiene al palo, alla fine collezionerà nei professionisti non più di dieci presenze. Nella tribolata estate del 2002 si aggrega al Fiorenzuola appena retrocesso in serie D. L’ambiente è demoralizzato e segnato da un continuo via vai di calciatori in prova. La società, che ha pochi soldi da investire, ricerca in continuazione giovani della zona per ampliare l’esigua rosa. Il terzino di Noceto dimostra subito ottime potenzialità e nonostante la giovane età ha personalità e carattere da vendere. Nell’undici di mister Luigi Galli, Michele è un punto fermo inamovibile, autentico guerriero della corsia di destra molto attivo anche in fase offensiva. Nella sua prima esperienza in Valdarda contribuirà non di poco alla salvezza-miracolo collezionando in tutto 31 presenze. Si toglie pure la soddisfazione di realizzare il gol che apre le marcature nello spareggio salvezza vinto contro la Bergamasca per 3-2. Rimane nella città delle tre rose per altre tre stagioni. Nell’ultimo campionato in serie D (2004-05) gli viene messa al braccio la fascia di capitano. Gioca con grinta e caparbietà ma un brutto infortunio gli fa chiudere il campionato anzitempo. Nella stagione 2005-06 si riparte dall’Eccellenza e il Taglia decide di non abbandonare il Fiorenzuola. Michele gioca a sprazzi nella seconda parte del campionato vuoi per i tempi lunghi del recupero dall’infortunio vuoi per l’esplosione inaspettata del giovane terzino Davide Fantini. Nel derby di ritorno con il Fidenza regala ai sostenitori una prestazione “tutto cuore”. Nelle ultime gare quando il Fiorenzuola era praticamente fuori dalla corsa promozione è fra i pochi che in campo si dannano ancora l’anima. A giugno dell’anno 2006 arriva la brutta notizia. A malincuore la società del presidente Pinalli non gli rinnova il contratto. In riva all’Arda è ricordato per i suoi quattro anni da beniamino, legato alla maglia e in certe circostanze molto esuberante come quando per sbrogliare la matassa in una rischiosa fase difensiva si disimpegnò in piena area di rigore inventandosi “lo scorpione” (gesto atletico da attaccante) fra l’apprensione e i successivi applausi dei tifosi fiorenzuolani. Oggi è tornato nella sua Noceto per vestire i panni di capitano dei Crociati e di idolo indiscusso della tifoseria gialloblù. Domenica gli applausi dagli spalti non mancheranno per salutarti. Ciao Taglia!
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ALBE GOL
Già nell’estate del 2002 era ad un passo dal vestire la maglia rossonera nel campionato di serie D. Le lusinghe dell’allora direttore sportivo Riccardo Francani non bastarono a fargli lasciare Pontenure. Il suo arrivo in valdarda venne posticipato di tre anni. “Sono davvero felice di essere approdato al Fiorenzuola, si trattata della seconda squadra più importante della provincia. Una società con un passato importante …Personalmente ho una gran voglia di rimettermi in discussione, di ripartire da zero e di trovare nuovi stimoli”. Con queste parole l’attaccante trentatreenne Roberto Alberici si presentò ai tifosi valdardesi nei primi giorni di giugno dell’anno 2005. Il suo biglietto da visita parla chiaro: tanta esperienza maturata nei campionati dilettantistici di Eccellenza e Promozione e tante reti realizzate anno dopo anno sempre in doppia cifra. Arriva dalla Pontenurese di mister Serioli dove ha chiuso un ciclo durato cinque anni e dove ha segnato a raffica. L’attaccante dai capelli lunghi e la corporatura robusta è considerato tra i migliori cannonieri del panorama dilettantistico piacentino. A FIORENZUOLA diventa subito leader e uomo-spogliatoio. Guida l’attacco rossonero con l’esperienza e l’impegno di un veterano. Realizza reti pesanti e si sacrifica quando è necessario. Il suo attaccamento alla maglia è straordinario e questo gli permetterà di diventare un idolo indiscusso della tifoseria. Il rapporto con gli Ultras, infatti è splendido, sembra che fra loro e l’attaccante di Castel San Giovanni ci si conosca da una vita. Quando mette la palla in rete, l’esultanza del bomber è sempre rivolta ai tifosi più caldi che lo ripagano con cori di affetto rumorosi e prolungati. Anche fuori dell’ambito sportivo il rapporto è splendido. Lo potevi incontrare nei venerdì sera ed era sempre pronto, con simpatia, a spendere quattro chiacchiere con te. Ci ha fatto letteralmente impazzire nella partita interna con l’Atletico Pico e nella trasferta di Carpi. Nella prima, in una serata di novembre, ha combattuto fino alla fine come un condottiero instancabile nonostante una profonda ferita allo zigomo. Ha realizzato la rete del pareggio e al 93’ il goal-vittoria per il tripudio di uno stadio intero. Un unico grande rammarico: una sola stagione con addosso la maglia numero undici rossonera. Troppo breve la parentesi di Roberto a Fiorenzuola.Non dimenticheremo mai le tue corse a perdifiato sotto la gradinata per regalarci esultanze sfrenate, e noi tutti con il cuore in gola ad aggrapparci alla rete per festeggiare con te. Grande Albe!
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TUTTI PAZZI PER PERAZZI
Piacentino doc, ha iniziato ad allenare giovanissimo (a vent’anni) sulle panchine delle giovanili della Travese, del San Lazzaro, della Pontenurese. E’ attualmente impegnato sulla panchina dei Giovanissimi del Piacenza. Nella vita professionale pratica l’attività di avvocato. Nell’estate 2005, dopo un anno da protagonista con gli allievi del FIORENZUOLA, viene promosso dal presidente Pinalli alla guida della prima squadra. Con i ragazzini rossoneri ha ottenuto un ottimo secondo posto dietro al Piacenza e davanti alle società professionistiche del Bologna, del Parma, della Spal e del Modena. Di lui si dice un gran bene, però c’è scetticismo fra i tifosi. Il FIORENZUOLA si appresta ad affrontare per la prima volta il difficile campionato di Eccellenza dopo una disastrosa retrocessione. Perazzi che ha soli trentaquatto anni è alla sua prima esperienza sulla panchina di una prima squadra. Il compito è arduo visto che FIORENZUOLA è una piazza ambiziosa con trascorsi recenti nei professionisti.La società rossonera gli mette a disposizione un buon organico composto da giocatori navigati come Melotti, Castagna, Alberici, e giovani promettenti. L’impegno profuso e la dedizione vengono premiati subito con una partenza sprint della squadra che gioca un calcio semplice ma spettacolare, ottiene risultati e fa divertire il pubblico che torna numeroso dopo tanti anni al Comunale. Riesce in breve tempo a creare uno spogliatoio unito. In panchina è tutta grinta. Sprona e dirige la squadra con fervore.Con gli Ultras è subito feeling. Di lui piace soprattutto la schiettezza, lo spirito combattivo, l’umiltà, l’apertura al dialogo e all’autocritica. E’ sempre pronto a rispondere con un saluto ai cori degli Ultras, in qualsiasi istante della partita. Sono svariati e innumerevoli i bei momenti che ci ha regalato. Elenco qui di seguito alcuni di quelli che mi hanno personalmente più colpito. Nelle interviste del dopo gara del derby di Fidenza, prima di parlare della partita ringraziò di cuore, con un lungo prologo, tutti i tifosi fiorenzuolani per il loro apporto caloroso. Ricordo con piacere anche l’episodio della gara interna contro i CrociatiParma. A fine gara il tecnico organizzò con i giocatori un lancio di magliette con scritta: “Grazie Ragazzi” ai tifosi, per essere ancora una volta riconoscente per il grande sostegno offerto nella trasferta di Fidenza. Un gesto semplice che però fece rimanere a bocca aperta e toccò il cuore dei numerosi presenti. Una cosa così a Fiorenzuola non era mai successa. A Soliera dopo una clamorosa occasione da gol fallita da un suo attaccante se la prese con una panca di legno sollevandola e scagliandola a tutta forza verso gli Ultras posti in tribuna proprio dietro la panchina. Non dimentichiamo poi le sue numerose serate passate alla CroceBianca o in pizzeria in compagnia di squadra e tifosi in un clima di amicizia e spensieratezza. Grazie di tutto Mister!