PAOLO FABBRI assieme a Augusti Di Muri (a sinistra), Luca Toni (a destra),
Terraciano e Lauria sotto.
L'altro ieri mi sono imbattuto nell'appassionata lettura di uno dei
tanti miracoli di provincia del Calcio Italiano. La storia del Perugia
Calcio 1978/79.
Romanzi che mi appassionano molto.
Una società sull'orlo del baratro rilevata da
un industriale
distaccato dal mondo del calcio. Una scelta presa quasi per
rendere un
favore alla città d'adozione. Franco D'Attoma da
imprenditore affermato che era
non la prende sottogamba a e mette un grande impegno nella nuova
avventura. Salva il Perugia in serie B e l'anno dopo costruisce con uno
sconosciuto che diventerà poi General Manager del Milan dei tempi d'oro
(Ramaccioni)
uno squadrone capace di centrale la storica promozione in
serie A. D'Attoma entra nella storia del Perugia. Ora l'obiettivo è
rimanere il più possibile nella massima serie.
La mentalità da
industriale del presidente
entra di prepotenza anche nel calcio. Il
presidente impone ai dirigenti di mantenersi sempre lontani dalle
questioni tecniche: presente, ma a distanza; fiducioso nei confronti di
chi il calcio lo gioca e la squadra l’allena: Ilario Castagner.
Viene
confermato
lo zoccolo duro della squadra aggiungendo
importanti
innesti: Aldo Agroppi, Walter Novellino e Salvatore Bagni. E al prima
anno in serie A i biancorossi ottengono la salvezza. Nel contempo il
presidente
continua a forgiare squadra e società a sua immagine e
somiglianza. I Grifoni diventano la squadra-simpatia e anno dopo anno si
consolidano in classifica con l’ottavo posto nel ’76, il sesto nel ’77 e
anche nel ’78.
Nel 1978/79, mentre
il nostro Fiorenzuola milita nel campionato di
Promozione Lombarda e al campo si va con la schedina del Totocalcio
nella tasca della giacca, in serie A il Perugia compie l'eccezionale
impresa. Il club umbro non perde una partita (un record) chiudendo il
campionato al 2° posto staccato di soli tre punti
dal Milan di Liedholm,
quello che festeggiò la stella del decimo scudetto e salutò la prima
stagione di Franco Baresi e l’ultima di Gianni Rivera. Un risultato che
ai tempi nostri manderebbe a disputare la Champions League.
Il presidente però non si accontenta e prende una decisione che
aprirà la strada al nuovo modo di fare calcio: mettere
uno sponsor sulla
maglia della squadra, infrangendo le regole
del mondo pallonaro.
Propone al pastificio Ponte di finanziare la squadra, in cambio della
presenza del marchio sulle maglie.
Ma sulle mute, dicono in Federazione, può comparire
solo il logo dell’azienda che le fabbrica. E D’Attoma che fa? Lui,
industriale dell’abbigliamento sportivo padrone dell'Ellesse, s’inventa
la linea “Ponte”. Arriva
lo sponsor assieme a tanti soldi che permettono di mettere sotto
contratto l'attaccante Paolo Rossi più grande cannoniere italiano.
A Fiorenzuola, nei dilettanti si dovrà aspettare il campionato 1984/85
in interregionale
per vedere sulla maglia il primo sponsor (Muracchini di Cadeo). Anche se
alcuni senz'altro si ricorderanno la sigla
A & O supermercati sulla
maglia del Fiore anni 60. Arrivarono poi i tempi del
Finlocat
Fiorenzuola di Villa che sbarcò in serie C per la prima volta.
Del Perugia abbiamo avuto un portiere. Paolo Fabbri da Firenze. Da comparsa del campionato Cadetti nel Perugia di Gaucci, il numero 1 toscano arrivò a Fiorenzuola a campionato in corso per salvare i pali della porta della squadra di Cavasin e superare le lacune di due portiere ancora troppo giovani (Roberto Colombo e Flavio Roma).
Nel primo anno di Fiorenzuola, Fabbri disputò una grande stagione, 13 presenze, 9 gol subiti e tante parate decisive, contribuendo alla salvezza-miracolo dei Rossoneri. Meno bene l'anno dopo, campionato di serie C1 1997/98. Disputa tutte le gare (34 presenze con 35 gol subiti) togliendo lo spazio al secondo portiere Testaferrata. Alla fine della stagione conclusa con la retrocessione in serie C2, Fabbri fu richiamato in Umbria per fare da secondo in serie B a Sterchele nella Ternana di Guerini.
Dopo l'exploit si cerca il salto di qualità a Perugia con un'aquisto fuori dalla portata: Paolo Rossi. Come spesso accade per vincere spesso non servono i nomi e può capitare al contrario di spezzare gli equilibri. Della deludente stagione del Perugia anni 70' trovo analogie nel Fiorenzuola 1996-97 quando per rifondare furono ingaggiati Giordano e Lunini, nomi grossi all'epoca per l'attacco. O la più recente stagione 2015-16 con gli arrivi di Volpe, Ferrari Fausto e poi l'ex serie A Elvis Abbruscato il Fiorenzuola è affossato. La storia insegna.