sabato 24 giugno 2017

le parate di Fabbri e il visionario D'Attoma

PAOLO FABBRI assieme a Augusti Di Muri (a sinistra), Luca Toni (a destra),
Terraciano e Lauria sotto.

L'altro ieri mi sono imbattuto nell'appassionata lettura di uno dei tanti miracoli di provincia del Calcio Italiano. La storia del Perugia Calcio 1978/79. Romanzi che mi appassionano molto.

Una società sull'orlo del baratro rilevata da un industriale distaccato dal mondo del calcio. Una scelta presa quasi per rendere un favore alla città d'adozione. Franco D'Attoma da imprenditore affermato che era non la prende sottogamba a e mette un grande impegno nella nuova avventura. Salva il Perugia in serie B e l'anno dopo costruisce con uno sconosciuto che diventerà poi General Manager del Milan dei tempi d'oro (Ramaccioni) uno squadrone capace di centrale la storica promozione in serie A. D'Attoma entra nella storia del Perugia. Ora l'obiettivo è rimanere il più possibile nella massima serie. La mentalità da industriale del presidente entra di prepotenza anche nel calcio. Il presidente impone ai dirigenti di mantenersi sempre lontani dalle questioni tecniche: presente, ma a distanza; fiducioso nei confronti di chi il calcio lo gioca e la squadra l’allena: Ilario Castagner.
Viene confermato lo zoccolo duro della squadra aggiungendo importanti innesti: Aldo Agroppi, Walter Novellino e Salvatore Bagni. E al prima anno in serie A i biancorossi ottengono la salvezza. Nel contempo il presidente continua a forgiare squadra e società a sua immagine e somiglianza. I Grifoni diventano la squadra-simpatia e anno dopo anno si consolidano in classifica con l’ottavo posto nel ’76, il sesto nel ’77 e anche nel ’78.
Nel 1978/79, mentre il nostro Fiorenzuola milita nel campionato di Promozione Lombarda e al campo si va con la schedina del Totocalcio nella tasca della giacca, in serie A il Perugia compie l'eccezionale impresa. Il club umbro non perde una partita (un record) chiudendo il campionato al 2° posto staccato di soli tre punti dal Milan di Liedholm, quello che festeggiò la stella del decimo scudetto e salutò la prima stagione di Franco Baresi e l’ultima di Gianni Rivera. Un risultato che ai tempi nostri manderebbe a disputare la Champions League.

Il presidente però non si accontenta e prende una decisione che aprirà la strada al nuovo modo di fare calcio: mettere uno sponsor sulla maglia della squadra, infrangendo le regole del mondo pallonaro. Propone al pastificio Ponte di finanziare la squadra, in cambio della presenza del marchio sulle maglie.
Ma sulle mute, dicono in Federazione, può comparire solo il logo dell’azienda che le fabbrica. E D’Attoma che fa? Lui, industriale dell’abbigliamento sportivo padrone dell'Ellesse, s’inventa la linea “Ponte”. Arriva lo sponsor assieme a tanti soldi che permettono di mettere sotto contratto l'attaccante Paolo Rossi più grande cannoniere italiano.
A Fiorenzuola, nei dilettanti si dovrà aspettare il campionato 1984/85 in interregionale per vedere sulla maglia il primo sponsor (Muracchini di Cadeo). Anche se alcuni senz'altro si ricorderanno la sigla A & O supermercati sulla maglia del Fiore anni 60. Arrivarono poi i tempi del Finlocat Fiorenzuola di Villa che sbarcò in serie C per la prima volta.

Del Perugia abbiamo avuto un portiere. Paolo Fabbri da Firenze. Da comparsa del campionato Cadetti nel Perugia di Gaucci, il numero 1 toscano arrivò a Fiorenzuola a campionato in corso per salvare i pali della porta della squadra di Cavasin e superare le lacune di due portiere ancora troppo giovani (Roberto Colombo e Flavio Roma).
Nel primo anno di Fiorenzuola, Fabbri disputò una grande stagione, 13 presenze, 9 gol subiti e tante parate decisive, contribuendo alla salvezza-miracolo dei Rossoneri. Meno bene l'anno dopo, campionato di serie C1 1997/98. Disputa tutte le gare (34 presenze con 35 gol subiti) togliendo lo spazio al secondo portiere Testaferrata. Alla fine della stagione conclusa con la retrocessione in serie C2, Fabbri fu richiamato in Umbria per fare da secondo in serie B a Sterchele nella Ternana di Guerini.
Dopo l'exploit si cerca il salto di qualità a Perugia con un'aquisto fuori dalla portata: Paolo Rossi. Come spesso accade per vincere spesso non servono i nomi e può capitare al contrario di spezzare gli equilibri. Della deludente stagione del Perugia anni 70' trovo analogie nel Fiorenzuola 1996-97 quando per rifondare furono ingaggiati Giordano e Lunini, nomi grossi all'epoca per l'attacco. O la più recente stagione 2015-16 con gli arrivi di Volpe, Ferrari Fausto e poi l'ex serie A Elvis Abbruscato il Fiorenzuola è affossato. La storia insegna.




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