domenica 14 febbraio 2010

Cantù - FIORENZUOLA 2-2 Rosi, Chiurato (a porte chiuse)

Nella domenica di San Valentino, della Zobia e delle porte chiuse partono dalla Valdarda 6 “fiorenzuolani disperati” alla volta di Cantù. Ecco l’ennesimo folle gesto d’amore elargito da quelli che ci sono sempre e che non possono proprio farne a meno di quella maglia sudata a strisce rossonere. Folle gesto d’amore …che sciocchezza! Essere presenti a Cantù era un dovere, un obbligo per noi. Peccato per il seguito: solo in otto e per il sostegno offerto veramente scadente. I Fiorenzuolani. Maestri nel travestimento e nell'arte di prendersi gioco di tutto e di tutti. Laureati nella presa per il culo. “Noi tifosi del Fiore …che siamo in Zobia tutto l’anno” non potevamo mancare a Cantù.
Piazzale Cappuccini. La vettura del Vene è già pronta …casello, autostrada A1, sosta a San Zenone, Tangenziale Est, Tangenziale Nord, Monza, uscita Briosco, Giussano, Arosio. Sbarchiamo nel paesone comasco alle 14 circa. Gran parte delle vie del centro sono chiuse causa la festa del Carnevale, ci fanno da riferimento l’immenso centro commerciale Bennet e la “piramide degli insulti” del Pala Babele che si trovano entrambi a due passi dallo stadietto della squadra di calcio locale. Prima grossa delusione per me che si aggiunge al fatto di essere confinati all’esterno dello stadietto: non trovare parcheggiato in doppia fila il mitico Porsche Cayenne dell’idolo Marco Ranzani. Mi metto il cuore in pace e scavalco con gli altri una recinzione di legno per poi farmi largo fra le rasse aggrovigliate del canale di scolo fognario di Cantù che passa proprio dietro alla curva della pista di atletica dello stadio …Ecco! abbiamo trovato la soluzione a questa tragica domenica delle porte chiuse. Abbiamo scovato con il lanternino la miglior postazione per assistere e sostenere il Fiore fuori dallo stadio.

Niente freddo “sano”, le prime gocce di pioggia sono presto scacciate da un bel sole. Intoniamo subito un: “Ooohh! Siamo qui per te! Siamo qui per te! Siamo qui per te! Devi vincere!” E ci perdiamo il pronti-via con clamorosa traversa di Armani all’avvio. Poi tanto Cantù culminato con il gol dell’attaccante Michele Spaggiari, bravo su azione di contropiede a cogliere impreparati i nostri e a infilare Anelli in uscita con un preciso pallonetto (proprio sotto i nostri occhi …porca loca!). Il nostro Fiore reagisce con una punizione velenosa calciata Daniele Adolfo Speranza, fresco di immatricolazione, che sibila il palo. La presenza in mezzo al campo del filibustiere di Pieve Porto Morone (con la maglia n. 10) si farà sentire alla lunga nel proseguo dell’incontro. Intervallo: non cediamo alle lusinghe del secondo portiere locale originario del Quarto Oggiato, che dal campo ci voleva scroccare una paglia. Intanto è arrivato Carlo da Monza e con Barbara ora la sez. UF brianzola è al completo. 6+8! Forza Fiore! Forza Fiore! Eh Eh! Si canta dal di fuori. Ripresa: passano solo cinque minuti e il Cantù San Paolo addirittura raddoppia con Pappalardo che si fa regalare dalla nostra difesa la palla del 2 a 0. A questo punto, una squadra “normale” avrebbe alzato bandiera bianca, invece il Fiore no. A spron battuto si getta in avanti trovando la via del gol con il neo-entrato Rosi che beffa Zenon (scuola Atalanta) con un potente diagonale, ed è il quinto gol stagionale per l’attaccante fiorenzuolano che ha già migliorato lo score personale della passata stagione e raggiunto il bottino minimo sindacale. Il Cantù si genuflette. Ci prova prima Speranza con una bordata terminata ancora a fil di palo e il sempre generoso Chiurato che colpisce da due passi la traversa con un tiro alla dinamite. A cinque minuti dal termine è festa grande e gioia immensa per noi! L’attaccante carpigiano “crede” ad un pallone che sembrava oramai preda delle gambe del suo diretto marcatore. Lestissimo tocca quanto pasta la sfera, ne esce un pallonetto morbito che si deposita nel sacco proprio davanti a noi! Fermo-immagine da pelle d’oca: tutto il Fiore viene a raccogliere l’applauso degli 8 ultras presenti al match a porte chiuse! Ci lasciamo alle spalle: la tribuna bruciacchiata, il canale fognario e la piramide del Pala Babele. Torniamo dalla Lombardia felice e contenti per l’impresa del Fiore, pareggio in rimonta e punto prezioso! E mercoledì pomeriggio si torna già in campo al Comunale per il recupero della gara contro il Darfo Boario. Per allungare la nostra serie positiva! Tutti al Comunale! …E adesso non mi resta che augurarvi: Buona Zobia a tutti!
L'esultanza dei nostri dopo il gol di Alessandro Chiurato, 10° acuto stagionale.

IL VIDEO sintesi della gara: http://www.cantusanpaolo.com/calcio0910/video/video_principale.htm

La piramide del Pala Babele, l'ecomostro di Cantù (CO)

La ZOBIA è il Carnevale di Fiorenzuola. La festa deve il suo nome al latino "iovia" (giovedì, quindi "giovedì grasso") e dà spazio alla creatività degli abitanti del borgo, che nella loro stragrande maggioranza sono coinvolti nella kermesse e che scendono in strada abbigliati nei modi più strani e ridicoli, proponendosi, "semel in anno", nella veste di attori. Una delle regole della Zobia è l’uso esclusivo, per mascherarsi, di materiale povero e facilmente reperibile (abiti smessi, accessori usati, stracci…)
La vera "zobia" non ha mai il volto coperto e nemmeno il vestito "bello": protagonisti e spirito della manifestazione sono, da sempre, l’inventiva, la mimica, le "smorfie" che ognuno è in grado di inventare. Questo "spettacolo di strada", fatto di scherzo e di imitazione giocosa dei concittadini, aiuta a riscoprire le proprie radici, ad ironizzare bonariamente sui difetti propri ed altrui, a dimenticare per un giorno i problemi.
Ci sono carri e i carretti fatti rigorosamente di materiale di ogni genere recuperato chissà dove. Non aspettatevi però carri allegorici cartapestati come quelli del Carnevale di Viareggio, di Busseto, di Acireale o di Cento per farvi un esempio. Non aspettatevi faccioni e gigantesche figure semimoventi . Aspettatevi un carnevale vivo, di popolo (dove i fiorenzuolani per due giorni indossano i panni degli artisti di strada), in cui il carro o il carretto rappresentano la scenografia, l’attrezzatura necessaria per rendere meglio la rappresentazione che si vuol inscenare.
Verranno infine assegnati il "palio" (assegnato da una giuria popolare al carro maggiormente rappresentativo dello spirito della Zobia) ed il "paliotto" (che si assegna a gruppi di personaggi mascherati o a singoli).

28esimo Palio della Zobia… ZOBIA 2010 nove carri in corsa: “Al folì ad ‘na vota’” (le favole di una volta, dell’Old Rugby Fiorenzuola-Caffè dei Mercanti); “A Fiurinsola le cumincià la racolta diferensià” (a Fiorenzuola è iniziata la raccolta differenziata, del Bar Paradiso); “Al canil ad Fiurinsola” (il canile di Fiorenzuola, del quartiere Gerassa); “Che casèn a Fiurinsola” (Che casino a Fiorenzuola, degli Amici della Ruggine); “I fiurinsulan al temp di ruman” (i fiorenzuolani ai tempi dei romani, del Circolo Anspi di Castelnuovo Fogliani); “Al temi ad Bazasc” (le terme di Bacedasco, il carro di Cortina di Alseno); “la regina la va in Zobia” (la regina va in Zobia, carro di Roveleto di cadeo); “I Dei dell’Olimpo” (carro di Vigolzone); “La crisi lè rivà da non” (I Disgrazia di Campagna- Buenos Aires Caffè di Castell’Arquato). Per il palliotto in corsa numerosi gruppi fra cui: le majorettes e la banda di Fiorenzuola” organizzato dal Circolo Italia e la parodia iscenata dal duo Mario Tosini e Roberto Draghi (Grisu): (Concerto di addio alla lirica del soprano di fama internazionale Eugenia Gatti & C.) …sfilata per le vie del centro storico e premiazioni in Piazza Caduti nella notte di oggi lunedì 15 febbraio.
LE SPRELLE (CIÀCIAR)
è la forma dialettale del termine "chiacchere"
Legate alla tradizione del carnevale sono dolci di panetteria e pasticceria. Il nome dialettale significa “chiacchere” poiché era solito, nei tempi scorsi, chiacchierare attorno al tavolo nel mentre si degustavano questi tipici dolci.
LA PREPARAZIONE
La preparazione di una pasta densa è alla base della buona riuscita delle sorelle. Si mescolano insieme farina, zucchero, sale e una scorza di limone grattugiata e si impasta con le uova, aggiungendo vino bianco quel tanto che basta.
Con l’apposita rotella si tira la sfoglia e si taglia la pasta a rombi di 10 cm circa per lato.
In ampia padella si fa friggere i rombi di pasta con strutto ponendoli, una volta pronti, uno ad uno su carta porosa per consentire l’assorbimento del grasso in eccesso.
Dopo qualche minuto, avendo posto i dolcetti su un piatto, si cospargono con zucchero semolato.
INGREDIENTI
5 hg farina bianca, 1 hg zucchero, 50 g burro, 3 uova, limone, sale, vino bianco secco.